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mercoledì 30 novembre 2016

FINALI MONDIALI FERRARI CHALLENGE 2016: A DAYTONA! Il programma


(30/11/2016) – Meno uno alla prima volta delle Finali Mondiali Ferrari Challenge negli Stati Uniti, sulla mitica pista di Daytona con le sue paraboliche inclinate di 31 gradi. Che programma! Ci sarà tutto il mondo Ferrari, compresi  i piloti ufficiali della Scuderia, Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen, presenti domenica insieme al Direttore della Gestione Sportiva, Maurizio Arrivabene e agli altri piloti del Cavallino. Sono attese quasi 150 Rosse da pista, tra cui 13 vetture di Formula 1.
GARE E PILOTI - Venerdì e sabato sono in programma le ultime due corse dei tre campionati con 89 splendide 458 Challenge EVO in lizza e piloti già detentori, complessivamente, di ben 23 titoli. Per esempio il veterano Eric Cheung, che in questa stagione ha disputato gare in tutte e tre le serie del monomarca, Steve Wyatt, campione Trofeo Pirelli APAC in carica, la star della serie North America, Ricardo Perez De Lara, il due volte campione europeo Bjorn Grossmann e Alessandro Vezzoni, campione mondiale in carica del Trofeo Pirelli Am passato nel 2016 alla categoria superiore. Su una vettura del team Ferrari of Houston sarà in pista una guest star d’eccezione: il campione della NASCAR Sprint Cup 1989, Rusty Wallace, impegnato nel Trofeo Pirelli nella serie North America.
LA NUOVA 488 CHALLENGE TURBO E LA GLORIOSA F333 SP- Nell’occasione, sabato, sarà svelata la nuova 488 Turbo che nella prossima stagione conviverà con la 458 Challenge EVO. La pista ospiterà anche le auto dei Programmi XX, tra cui la FXX K da oltre 1000 cavalli di potenza ibrida così come le ultime gare delle tre serie del Ferrari Challenge. Altra assoluta protagonista annunciata (con 9 esemplari) sarà la Ferrari F333 SP che vinse la 24 Ore di Daytona del 1998 e che proprio in America ha conquistato i suoi più prestigiosi trionfi. La vettura debuttò vincendo nella 2 Ore di Road Atlanta il 17 aprile 1994 grazie a Jay Cochran e al team Euromotorsport ed è diventata una delle Ferrari più vincenti di sempre oltre a rappresentare il ritorno della Casa di Maranello nella categoria prototipi dopo 25 anni di assenza. Domenica, si metteranno al volante anche tre dei quattro eroi che la portarono al successo nel 1998: l’olandese Arie Luyendyk, già due volte vincitore anche della 500 Miglia di Indianapolis, il belga Didier Theys e l’italiano Mauro Baldi, un passato in F1 e un titolo mondiale Sport Prototipi in bacheca nel 1990.
PROGRAMMA - La prima gara del Trofeo Pirelli, valida per tutti i campionati, sarà venerdì alle 17.50 locali (le 23.50 CET) seguita da quella della Coppa Shell alle 19.50 (1.50 CET). Sabato Gara-2 del Trofeo Pirelli sarà alle 12.35 (16.35 CET) mentre quella della Coppa Shell sarà alle 14.35 (20.25 CET). Domenica le due gare che assegneranno i tre titoli mondiali: alle 9.30 (15.30 CET) la Coppa Shell, alle 11.45 il Trofeo Pirelli. Nel paddock sarà esposta tutta la gamma, comprese GTC4Lusso T e LaFerrari Aperta, le vetture presenti all’ultimo Salone dell’Auto di Parigi, mentre nella Fan Zone sarà possibile ammirare alcune delle livree celebrative dei 70 anni Ferrari oltre che le 488 GTE e GT3. A chiudere, la più grande parata di Ferrari mai vista su una pista nordamericana.

HAPPY BIRTHDAY / MIKA SALO 50 ANNI, INDIMENTICABILE QUEL 1999 ALLA FERRARI

(30/11/2016) Mika Salo compie oggi 50 anni: nella sua carriera c’è il Rosso Ferrari (ma anche Toyota). Finlandese di Helsinki, scoprì sui kart la sua vocazione grazie alla passione per i motori di papà Seppo (e l’ok di mamma Tarja). Un fulgido talento naturale – in F. Ford battè Schumacher, in F3 inglese fu grande rivale del connazionale Hakkinen - che lo portò ad essere ingaggiato nel 1999 dalla Ferrari! Sì, è stato questo il momento più alto della sua storia in F1, durata otto anni a partire dal debutto con la Lotus nel 1994 via Formula Nippon.
FERRARI 1999 - Lo ricorderete: a Maranello dovettero scegliere in fretta un pilota che sostituisse Michael Schumacher fratturato dopo il botto alla Stowe di Silverstone. L’allora presidente Montezemolo diede una delusione a Badoer, terzo pilota della Scuderia, preferendo non affidargli – sue parole – “una responsabilità troppo grande”, nè offrì la chance al più che disponibile Jean Alesi, cavallo di ritorno dalla Sauber. Il prescelto fu invece lui, che aveva appena finito di sostituire l’infortunato Ricardo Zonta alla Bar. “Un pilota veloce, pronto a spingere a fondo”, lo ricorda Montezemolo. Il 13 luglio era già in pista a Fiorano al volante della F399 ma dovette interrompere l’apprendistato per qualche giorno: volò in Giappone per sposare la modella Noriko Endo! Con la Rossa corse 6 gare, non tutte brillanti ma in Germania si superò. Prima fu più veloce di irvine in qualifica e in gara, saldamente in testa, cedette lealmente la posizione all’irlandese, in lotta per il mondiale, che gli passò la coppa del vincitore. Bello anche il terzo posto al Gran Premio d’Italia a Monza. Un’esperienza che Salo ricorda piacevolmente: “Ho fatto quello che mi hanno chiesto di fare ed è stata un’esperienza indimenticabile: posso dire di sapere come lavora una grande squadra”.

TOYOTA 2002 - Nel 2001, un po’ a sorpresa, la Toyota affidò a lui - e ad Allen Mc Nish - il compito di collaudare per un anno intero la prima monoposto di F1 del colosso giapponese, obiettivo stagione 2002. Le aspettative erano altissime ma solo due sesti posti in Australia, al debutto, e in Brasile e tanti problemi irrisolti lo demotivarono inducendolo a lasciare la Formula 1. Ma non le corse: sbarcò in America per disputare la Champ Car, per poi dedicarsi alle vetture GT, alla 24 Ore di Le Mans e di Spa, alla 12 Ore di Sebring. Ora è commentatore F1 per l’emittente finlandese MTV3 ed è nella rosa di commissari FIA che Jean Todt indica per i gran premi.

lunedì 28 novembre 2016

NICO CAMPIONE, HAMILTON UN PO' MENO: TATTICA SBAGLIATA


(28/11/2016) – Complimenti a Nico Rosberg, un po’ meno ad Hamilton. Nico a 31 anni diventa per la prima volta campione del mondo di F1, primo tedesco a riuscirci su una monoposto tedesca. A dieci anni dal debutto (Barhain 2006) e dopo 206 gran premi disputati, il figlio d’arte eguaglia così l’impresa di papà Keke del 1982 (ci era riuscito solo Damon Hill). E Lewis Hamilton? Ad Abu Dhabi si è giocato tutte le carte fino all’ultima curva ma la domanda è: il suo comportamento è stato accettabile? Certo, ha rallentato di proposito – contravvenendo alle “istruzioni” del muretto box - per compattare gli inseguitori e mettere in difficoltà Rosberg ma non ha mai davvero ostruito Nico e quindi direi che non si può parlare assolutamente di scorrettezza. Piuttosto, ritengo abbia commesso un errore tattico.
ERRORE TATTICO DI HAMILTON- Dopo l’impeccabile partenza aveva probabilmente tutta la possibilità di involarsi, come d’altronde ha fatto nelle ultime corse. Nico, subito buon secondo, era un attimo più in difficoltà soprattutto a livello psicologico ed infatti è rimasto molto tempo nel mirino delle Red Bull (coraggioso e bellissimo comunque il sorpasso di Verstappen). Faccio questa ipotesi: se Lewis avesse pensato solo a fare la sua gara, facendo il vuoto e confermando la superiorità netta di questo finale di stagione, avrebbe creato più problemi a Rosberg. Senza un punto di riferimento visivo davanti Nico avrebbe a sua volta pensato più a chi aveva alle spalle a scapito del suo ritmo e, a quel punto, non so come sarebbe finita l’impetuosa rimonta finale di Vettel e Verstappen. Da annotare che il tedesco della Ferrari, a fine gara, ha affermato che una volta in coda al ravvicinato duo Mercedes si è sentito un po’ frenato nell’attacco decisivo proprio perché poteva creare – e non lo voleva – un incidente. Con solo Rosberg davanti, magari, la situazione poteva maggiormente prestarsi ad un diverso epilogo e questo vale anche per l’olandesino della Red Bull, che seguiva Sebastian, sempre pronto ad approfittare di ogni occasione. Questo scenario è indubbiamente impossibile da verificare ma la mia conclusione è che in pista è buona norma pensare solo a fare il proprio meglio.

P.S.: Ad inizio carriera Senna in qualifica usava rallentare gli avversari nel loro giro veloce. Fu Alboreto, un giorno, a dargli una lezione frenando di botto davanti a lui e provocandogli un “salutare” spavento. La smise ed è stato il campione che sappiamo. 

venerdì 25 novembre 2016

ROSBERG - HAMILTON: CHI VINCE, CHI PERDE


ROSBERG VS. HAMILTON: WHO WINS, WHO LOSES

NICO ROSBERG: Non voglio pensare a nulla che non sia questo weekend. L’importante è ora, non ha senso oggi ipotizzare cosa potrà essere il bilancio di questa stagione. Con Lewis le sfide sono cominciate dai tempi del kart, avevamo solo 13 anni e ricordo ancora le battaglie tra di noi nei vari campionati. E’ lui il rivale di tutta la mia carriera.

LEWIS HAMILTON: Tutto può accadere, io non mollo. L’approccio non cambia: voglio chiudere al top questa stagione in cui ho dovuto affrontare ostacoli insormontabili, quindi parto per vincere anche questa gara.

TOTO WOLFF:  Tutti e due sono stati eccezionali nel corso della stagione. Chi si laureerà campione del mondo avrà meritato questo riconoscimento.

NIKI LAUDA: Saranno liberi di correre come gli altri week end, non ci saranno indicazioni su come affrontare la prima curva. Poi si vedrà agli ultimi giri e se Nico sarà secondo o terzo, dovrà soltanto pregare: “Please, car, don’t stop”!

CHRIS HORNER: Non bisogna dare nulla per scontato: è l’ultima gara della stagione e motori e i cambi sono ormai chilometrati. Poi, Lewis può soltanto vincere e sperare ma psicologicamente è più facile per lui, rispetto a Nico. E’ una situazione simile a quella che vivemmo noi nel 2010: in quel caso Sebastian pensò prima di tutto ad ottenere il massimo risultato possibile e noi lo informavamo costantemente delle posizioni dei diretti rivali.

JOHNNY HERBERT: Lewis ha nulla da perdere e darà tutto per vincere la gara, non ha altro da fare. Nico sarà più che felice di conquistare il secondo posto e vincere il titolo.

HAPPY BIRTHDAY / SLIM BORGUDD 70 ANNI, GLI ABBA E I MOTORI LE SUE PASSIONI

(25/11/2016) – Buon compleanno a Slim Borgudd che oggi compie 70 anni. Quando, nel 1981, l’ATS annunciò questo pilota svedese di Borgholm, al debutto a 34 anni in Formula 1, molti si chiesero chi diavolo era. Quando sulle fiancate della gialla monoposto tedesca apparve la scritta Abba tutto divenne chiaro: nella massima formula era sbarcato il batterista della celeberrima formazione canora svedese (amico in particolare di Bjorn Ulvaeus), oltre che compositore, membro di altri complessi e coinvolto in diversi Ellepi. Insomma, un personaggio. Sarebbe però ingeneroso inquadrarlo solo così: intanto Slim era un grande appassionato di motori, orgoglioso rappresentante della tradizione scandinava che andava da Ronnie Peterson o Joakim Bonnier fino ai grandi rallisti. In patria, inoltre, aveva partecipato al campionato di F. Ford per poi passare alla F3 nazionale (primo) e continentale (terzo nel 1979) con un proprio team. Saltata la F2, eccolo a sorpresa in F1 alla ATS-Ford con la quale esordì, compagno di squadra di Jan Lammers,  nella prima gara europea della stagione, il GP di San Marino a Imola (13°). Una macchina da retrovie, un team che si stava smembrando. 

BORGUDD DALLA F1 AI TRUCK - Fu lui allora a coinvolgere l’ex Mc Laren Alistair Caldwell nel tentativo di ritrovare competitività, compreso il passaggio alle gomme Avon. Operazione che in qualche modo riuscì: fu lui a conseguire l’unico punto del Team, grazie allo strabiliante sesto posto ottenuto al GP di Gran Bretagna a Silverstone vinto da Watson sulla Mc Laren con telaio in carbonio. L’inizio della riscossa? No: un fuoco di paglia, ma Borgudd sentiva di poter fare buone cose e nel 1982 passò alla Tyrrell con Michele Alboreto. Anche qui i risultati non arrivarono più e dopo appena tre gare (sponsor out) terminò anzitempo la sua avventura nel team del Boscaiolo e in F1. Continuò a correre: alla 24 Ore di Le Mans, a Macao F3, nel Touring car svedese e infine nel Fia European Truck Racing diventando campione della categoria negli anni 86-87 e 1995.

giovedì 24 novembre 2016

WRC MONDIALE RALLY 2017, I NUOVI "MOSTRI" CITROEN E HYUNDAI

(24/11/2016) – WRC 2017, THE NEW CARS. L’orizzonte del mondiale rally WRC 2017, con le sue nuove normative, comincia a diventare più chiaro agli occhi degli appassionati. A breve saranno due le nuove vetture che lasceranno cadere qualche velo in più: la Citroen C3 e la Hyundai. La Casa francese, che torna in forze nel WRC, presenterà al Motor Show di Bologna il concept della C3 già mostrato al Salone di Parigi mentre l’1 dicembre Hyundai Motorsport esibirà ai media il nuovo “mostro” in occasione del Monster Energy Monza Rally Show, dal 2 al 4 dicembre. Come (intrav)vedete dalle foto, si tratta di due vetture molto belle e aggressive, pronte a a sfidarsi fin dal Rally di Montecarlo, a gennaio, per raccogliere lo scettro lasciato vacante dalla Volkswagen che ha annunciato il ritiro. 
La Citroen C3 è frutto congiunto del Centro Stile del double chevron e di Citroen Racing mentre Hyundai WRC si distingue per il suo lokk accattivante che fa gongolare il team principal Michel Nandan: “I nuovi regolamenti per il 2017 prevedono vetture più grandi e potenti; siamo sicuri quindi che la prossima stagione sarà appassionante. Anche se la presentazione ufficiale sarà un evento riservato ai media, vogliamo regalare ai nostri appassionati fan che parteciperanno alla manifestazione, l’opportunità di iniziare a tifare”. Hyundai parteciperà al Rally Show di Monza con una delle New Generation i20 WRC.

mercoledì 23 novembre 2016

FRANCOIS FILLON, IL CANDIDATO PRESIDENTE CHE AMA LE CORSE

(23/11/2016) FRANCOIS FILLON, THE PRESIDENTIAL CANDIDATE WHO LOVES RACING. Il prossimo presidente della Francia potrebbe essere un grande appassionato di motori e di corse. Francois Fillon - basta dire che è nato a Le Mans, il 4 marzo 1954 - ha vinto con oltre il 44% delle preferenze la prima tornata di primarie dei candidati di centro-destra e domenica prossima si avvia probabilmente a ripetere l’exploit che lo porterà ad aprile 2017 a contendere la guida della Francia al candidato socialista. Una delle prime affermazioni dopo l’esito favorevole della consultazione è stata un paragone-omaggio al suo pilota modello Jackye Ickx: “Queste primarie sono  una prova di resistenza, come la 24 Ore di Le Mans del 1969 nella quale il campione belga partì ultimo (per protestare contro la pericolosità della regola che alla partenza imponeva ai piloti di salire di corsa a bordo delle vetture, ndb) e vinse la gara dopo una grande rimonta”. 
FILLON E LE MANS - Il circuito della Sahrte e la classica endurance sono parte della vita di Fillon e della sua famiglia: da bambino ha vissuto a Foulletourte Cérans, vicino al circuito dove tra l’altro era allocata la scuderia Austin Healey, respirando dunque da subito aria di motori. Il fratello Pierre è CEO dell’ACO l’Automobile Club de l’Ouest che organizza la corsa e Francois è membro del Comitato di Direzione della 24 Ore. Lui assiste spesso alla maratona di giugno e nel 2005 fu invitato a dare la partenza; nel 2006 ha preso parte alla Le Mans Classic al volante di una Peugeot 908. Oltre la vittoria di Ickx del 1969, ricorda con piacere l’affermazione delle connazionali Rondeau nel 1980 e della Matra di Pescarolo- Graham Hill nel 1972.  Ha partecipato anche alla trasmissione Top Gear France! 

CURIOSITA' ...DA F1 - Qualche curiosità, infine: 
- è molto amico di Luca Cordero di Montezemolo: nel 2012 era suo ospite a Capri e rimase ferito in un incidente col motorino, cosa che gli impedì di portare a termine la scalata alla presidenza del partito! 
- Tra l’oggettistica in vendita a supporto della sua candidatura all’Eliseo da segnalare una automobilina da corsa, una tazza con sovraimpressa una sua foto in casco e tuta e la F stilizzata che ricorda tanto quella del logo ufficiale della F1. 
- La sua considerazione del motorsport è totale: “Siamo il Paese che ha inventato l’automobile e che ha dei costruttori di livello mondiale”, ha detto. Chissà se con lui il Gran Premio di Francia di F1, che manca in calendario dal 2009, possa tornare ad essere una realtà, magari proprio a Le Mans!

venerdì 18 novembre 2016

TUTTO SULLA ALFA ROMEO STELVIO QUADRIFOGLIO


(18/11/2016) - Al Salone Internazionale di Los Angeles è stata svelata, nella versione Quadrifoglio, il primo SUV Alfa Romeo in oltre un secolo di storia: si chiama Stelvio, dal nome del  valico montano più alto d'Italia (secondo in Europa). A questo modello è legata molta parte del futuro del Biscione. La cruciale sfida nel segmento dei SUV compatti premium  è lanciata, ecco tutte le caratteristiche.

Le dimensioni sono volutamente contenute: 468 centimetri di lunghezza, 165 cm di altezza e 216 cm di larghezza. Sulla versione Quadrifoglio presentata a Los Angeles, spicca una minigonna in tinta carrozzeria con un'appendice in carbonio che ne accentua ulteriormente la sportività. Inoltre, il frontale  presenta una forte connotazione di aggressività e potenza, dato soprattutto dalle specifiche prese d'aria per gli intercooler e dalle classiche asole attorno allo scudetto associate a un trattamento "nervoso" delle superfici. Allo stesso modo, nel posteriore a "coda tronca" spiccano i quatto terminali di scarico. All'interno, da notare il raggruppamento di tutti i comandi sul volante che è stato disegnato piccolo e diretto per adattarsi a tutti gli stili di guida; il tunnel diagonale e la plancia leggermente ondulata.

MOTORI - Altro elemento distintivo sono i motori. Stelvio Quadrifoglio adotta un 2.9 V6 BiTurbo benzina da 510 CV abbinato al cambio automatico a otto marce. Ispirato da tecnologie e competenze tecniche Ferrari, il motore BiTurbo benzina 6 cilindri è totalmente in alluminio per ridurre i pesi assoluti della vettura, in particolare quello sull'asse anteriore. Tra l'altro, sebbene i valori di potenza e coppia siano sensazionali, è straordinariamente efficiente nei consumi, grazie al sistema di disattivazione dei cilindri a controllo elettronico.
Ovviamente, come tutti i motori della nuova generazione Alfa Romeo, si contraddistingue anche per il rombo genuinamente Alfa Romeo. Tra le altre motorizzazioni nella gamma Stelvio è confermato il 2.0 Turbo benzina da 280 CV con cambio automatico a 8 marceSi tratta di un 4 cilindri costruito interamente in alluminio che eroga una potenza di 280 CV a 5.250 giri/min e coppia massima di 400Nm a 2.250 giri/min. In dettaglio, oltre al sistema elettroidraulico di attuazione valvole MultiAir, tra le peculiarità di questo propulsore spiccano il sistema di sovralimentazione "2-in-1" e l'iniezione diretta con sistema ad alta pressione da 200 bar, che si traducono in una risposta particolarmente pronta ai comandi dell'acceleratore in tutto l'arco di funzionamento e in una notevole efficienza nei consumi. 

CAMBIO - Il cambio ZF automatico a 8 marce presenta una calibrazione specifica tale da permettere di effettuare le cambiate in soli 150 millisecondi in modalità Race. La trasmissione è inoltre dotata di frizione "lock up" che assicura al guidatore una forte percezione di ripresa una volta innestata la marcia. Il cambio automatico è in grado, a seconda della modalità del selettore Alfa DNA Pro, di ottimizzare la fluidità, il comfort e  la facilità di guida in tutti gli ambiti di utilizzo, compreso quello urbano, e permette di migliorare ulteriormente i consumi di carburante e le emissioni di CO2. Sono di serie le palette del cambio in alluminio sul piantone dello sterzo.

SELETTORE - Stelvio Quadrifoglio propone il nuovo selettore Alfa DNA Pro che modifica 

NOTTE MAGICA IN BARHAIN PER IL GRAN FINALE CIK-FIA

(18/11/2016) - Il fascinoso Bahrain accoglie questo fine settimana il Campionato del Mondo CIK-FIA per le categorie OK e OK Junior, nell’ambito del Bahrain Motorsport Festival, che vedrà disputarsi nelle stesse ore la 6 Ore del Bahrain, appuntamento conclusivo del WEC. L’evento si terrà in notturna sul  tracciato di 1414 metri del Bahrain International Circuit, accanto al circuito che ospita il G.P. di F1 e conclude la stagione del karting completando così la lista dei Campioni del Karting 2016, dopo il titolo KZ conquistato dal trevigiano Paolo De Conto (CRG-TM-Vega) a Kristianstad, in Svezia.
PILOTI PROTAGONISTI - E’ il momento dunque dei Campioni delle categorie senza marce, nelle quali competono piloti che sono tra i primi vincitori di quest’anno: lo spagnolo Pedro Hiltband (CRG-Parilla-Vega), Campione Europeo in classe OK e vincitore della CIK-FIA International KZ2 Super Cup; poi l’inglese Finlay Kenneally (FA Kart-Vortex-Vega), Campione Europeo in classe OKJ; quindi l’altro britannico Callum Bradshaw (Exprit-Vortex-Vega), al quale il successo in CIK-FIA Karting Academy Trophy ha aperto le porte alla partecipazione al Mondiale OKJ.
Le prime stelle a brillare sono quelle dello lo spagnolo David Vidales (OKJ) e il pordenonese Lorenzo Travisanutto in OK. L’iberico ha fermato il cronometro in 51”848, appena 4 millesimi davanti al marocchino Sami Taoufik (FA-Vortex-Vega). Con 51”894 Théo Pourchaire (Kosmic-Vortex-Vega) ha segnato il terzo tempo, precedendo di 2 millesimi il russo Ilya Morozov (TonyKart-Vortex-Vega). Travisanutto, in OK, ha girato in 50”001, più veloce di 8 centesimi dello svedese Noah Milell (Kosmic-Vortex-Vega). Terzo crono per il russo Alexander Smolyvar (TonyKart-Vortex-Vega) in 50”118, davanti al finlandese Juho Valtanen (Kosmic-Vortex-Vega), quarto in 50”170. Oggi la verifica nelle manche di qualifica. Oltre allo spettacolo in pista, nel weekend si alterneranno momenti di intrattenimento con concerti e show che renderanno la prova finale dei campionati CIK-FIA, promossi da WSK Promotion, una kermesse da non perdere.
LIVE STREAMING  - L’evento sarà visibile in live streaming da www.cikfia.tv e www.cikfiachampionship.com: entrambi i siti, dal pomeriggio di sabato 19 novembre, diffonderanno l’intero programma, dalla cerimonia di presentazione dei piloti fino alla conclusione delle Finali, nella suggestiva illuminazione notturna. Seguirà il classico appuntamento televisivo sul canale Motors TV, con il servizio speciale a chiusura dell’intero weekend in Medio Oriente.

mercoledì 16 novembre 2016

HAPPY BIRTHDAY / GLI 80 ANNI DELL'INGEGNER DALLARA, GENIO MONDIALE


(16/11/2016) – Incredibile Giampaolo Dallara, che oggi compie 80 anni: i suoi prodotti sono sempre vincenti, lo cercano da tutto il mondo, lAzienda di Varano de' Melegari che ha creato nel 1972 è un riconosciuto polo di eccellenza, fattura 75 milioni (nel 2010 erano 35), dà lavoro a circa 600 persone. E mettiamoci pure che lo scorso maggio è stato nominato Cavaliere del lavoro dal Presidente della Repubblica, il che si aggiunge al Grande Ufficiale al merito della Repubblica Italiana attribuitogli nel 2007 e all’iscrizione quale primo Prof ad honorem dell’Università di Parma. Ebbene, oggi il compleanno tondo dellingegnere parmense difficilmente troverà posto nei TG nazionali. Ma non se la prenderà. Rispecchia il suo carattere schivo che non vuole dire scontroso. Tuttaltro: è sempre cortese e disponibile, ma ama la riservatezza per quanto gli faccia indubbiamente molto piacere essere considerato e premiato. Il suo segreto? Lestrema specializzazione, l’impagabile esperienza, lenorme passione per il mondo dei motori. 
CARRIERA DI UN GENIO - Appena laureato in Ingegneria Aeronautica al Politecnico di Milano, nel 1959, era già alla Ferrari, poi alla Maserati e quindi alla Lamborghini. Anni ruggenti, sfociati nellimpegno prima in F2 e poi in F1 con lamico Frank Williams e Alejandro De Tomaso. Lincidente di Piers Courage troncò quel brillante avvìo nella massima formula ma il capitale di conoscenze era già tale da invogliarlo a fondare nella tranquilla Varano de Melegari lazienda di cui oggi è Presidente (valente AD è Andrea Pontremoli, ex IBM Italia). Per farla breve, il suo ingegno creativo gli ha permesso di monopolizzare il parco auto GP2, GP3, F3, F4, World Series, Superformula giapponese e quant’altro. Discorso a parte per gli Stati Uniti dove, presente dal 1997, ha sfondato in Indy Series e Indy Light tanto da effettuare nel 2010 un investimento da 12 milioni di dollari per la realizzazione di un Centro tecnologico di produzione a 300 metri dal catino di Indianapolis dove le sue macchine hanno trionfato 8 volte. Chicche del passato? La Lamborghini Miura del 1966, la Lancia Stratos, la Ferrari 333 Sp, la Maserati MC12. Si sono rivolti a lui anche i tedeschi dellAudi e della Porsche per dominare a Le Mans. 
ARRIVA LA DALLARA STRADALE! - La voglia di impegnarsi direttamente in F1 cera ma mancavano i soldi. Lo ha fatto attraverso altri, dallesperienza con la Scuderia Italia fino allattuale Haas passando per le sfortunate esperienze Meta Campos, Honda, Midland (vedi post: http://motor-chicche.blogspot.it/2014/07/dallara-rapporto-difficile-con-la-f1.html). Come, noto, si parla molto anche di un suo coinvolgimento pieno per aiutare la Ferrari a superare i cronici problemi aerodinamici. Buon compleanno ingegnere carissimo...e pare proprio che il miglior regalo se lo farò da solo: è in arrivo la prima auto stradale che porta il suo nome!

martedì 15 novembre 2016

LUCI E OMBRE DELL’ERA FERRARI-MONTEZEMOLO (1991 – 2014)

(15/11/2016) – Oggi sicuramente Luca Cordero di Montezemolo tornerà indietro nel tempo a quel 15 novembre 1991, 25 anni fa, giorno in cui il CdA della Ferrari gli conferì pieni poteri nominandolo Presidente e Amministratore Delegato Ferrari. Glielo aveva anticipato l’AD di Fiat del tempo, Cesare Romiti, ovviamente con il placet dell’Avvocato Agnelli: “Penso che dovresti andare a fare il numero 1 alla Ferrari”. All’Azienda di Maranello, a tre anni dalla scomparsa del mitico fondatore, occorreva una scossa per rivitalizzarla sia dal punto di vista industriale sia, soprattutto, sportivo. Montezemolo ne divenne il defibrillatore. Certo, nei suoi 24 anni al timone di comando si possono annoverare trionfi e momenti di crisi, determinazione e ambiguità, luci ed ombre. Con lui i grandi successi dell’era Schumacher 2000 – 2004, la vittoria numero 100 da ferrarista (Gp Barhein 2008) e la numero 150 del Cavallino (2002), fino al record di 2,3 mld di fatturato (bilancio 2013) e alla elezione della Ferrari quale brand più influente al mondo (2014). Un crescendo che, tra l’altro, l’ha visto diventare anche Presidente FIAT (2004-2010) e Maserati (dal 1997) nonche laureato honoris causa in Ingegneria all’Università di Modena. Nello stesso tempo, con lui non pochi 8 anni per tornare a vincere nel 2000 (ma nel 1997 il titolo era cosa fatta senza il fattaccio Schumi-Villeneuve), nessuna seria chance offerta a piloti italiani, l’ok incondizionato alla nuova F1 ibrida –Fiorio dixit-  alla quale la Ferrari non era pronta (e si vede ancora). A fine 2014 il brusco stop imposto da Marchionne e John Elkann.

·         LA FERRARI NEL 1991
·         I PILOTI DI MONTEZEMOLO
·         MONTEZEMOLO E I PILOTI ITALIANI
·         SCELTE VINCENTI, SCELTE SBAGLIATE
·         LE CRISI DELL’ERA MONTEZEMOLO
·         I GRANDI CAMBIAMENTI

LA FERRARI NEL 1991 – Occorre ricordare qual era la situazione del tempo alla Ferrari, che rischiava seriamente di diventare una nobile decaduta. Tanto per capire, gli ultimi accadimenti prima della soluzione Montezemolo furono: l’allontanamento del DS Cesare Fiorio, il licenziamento di Prost, le dimissioni del Presidente Fusaro che dopo tre anni – successe a Vittorio Ghidella  - tornava a ricoprire incarichi in seno alla Fiat. Il titolo mondiale piloti mancava dal 1979, ben 12 anni. Fino ad allora, a “reggere” la gestione c’erano anche: Piero Ferrari (Vice presidente), Claudio Lombardi (Responsabile Gestione Sportiva), Marco Piccinini (rapporti con le Autorità), Pier Guido Castelli (Direttore Tecnico), Paolo Massai (motori), Steve Nichols (telai), Jean Claude Migeot (aerodinamica), Franco Ciampolini (elettronica). Le cose non andavano meglio dal punto di vista industriale e commerciale: gli ultimi modelli arrancavano e nel 1993, quindi in era Montezemolo, scattò per la prima volta la cassa integrazione.


I PILOTI DI MONTEZEMOLO – Quando arrivò nel 1991 la coppia era già fatta: Alesi e Capelli. Il 1992 fu un disastro collettivo ma pagò proprio l’italiano che venne privato del volante già dalle due ultime gare del  mondiale. “Aveva assunto un atteggiamento negativo”, spiegò Montezemolo. Mah. Montezemolo ha puntato decisamente sui numeri 1: aveva intavolato una seria trattativa con Senna poi deceduto, dopo tre incontri a Montecarlo, nel 1996 ha portato a Maranello Michael Schumacher, ha ingaggiato Kimi Raikkonen (tutte e due le volte) e Fernando Alonso. Ha perso la scommessa solo con lo spagnolo, quasi campione già nel 2010 senza lo svarione tattico del muretto box ad Abu Dhabi.

MONTEZEMOLO E I PILOTI ITALIANI -  Come detto, ha presto giubilato il povero Ivan Capelli. I piloti italiani hanno avuto un ruolo da comprimari assoluti: a fine 1995 test a Fiorano per Badoer, Fisichella, Morbidelli e Martini: Morale della favola, fu ingaggiato Irvine. Larini ha sostituito.............

lunedì 14 novembre 2016

OBRIGADO MASSA, BEDANKT MAX

(14/11/2016) – Due grazie per il Gran Premio del Brasile 2016: a Felipe Massa e Max Verstappen. Ieri la natura umana e quella propriamente detta (la pioggia continua) hanno fatto il miracolo: hanno rivitalizzato il cosiddetto Circus, da tempo ormai narcotizzato da regolamenti astrusi, domini incontrastati e comunicati e/o dichiarazioni stucchevolmente standard.

CIAO MASSA - Quasi epicamente, Felipe Massa è uscito indenne dall’acquaplaning che ha mandato a muro la sua Williams e si è concesso una lunga passerella d’addio al suo amato pubblico. Lo ha fatto non nascondendo i suoi sentimenti, alla vigilia del suo ultimo gran premio in F1 ad Abu Dahbi. Per tornare al suo box ha percorso la pit lane a piedi, sotto una incessante pioggerella,  con la bandiera brasiliana tra le mani e, soprattutto, versando sincere e commoventi lacrime. Tra il tripudio dei tifosi che affollavano le tribune centrali e lo spontaneo, bellissimo “onore delle armi” da parte degli uomini box delle altre scuderie. Per lui, applausi, abbracci, baci, pacche sulle spalle. In particolare dagli amici della Ferrari, fino all’abbraccio più forte con moglie e figlio. Una scena nata per caso ma davvero diversa da quelle compite e robotiche alle quali siamo abituati ad assistere in F1. Felipe, 35 anni, 250 GP, vice campione mondiale 2008, ci mancherà anche per questo.

SUPER MAX – Lo aveva detto che gli piaceva guidare sull’acqua. E infatti Verstappen ha corso a Interlagos come sempre: spavaldo e all’attacco. Con l’unica differenza delle traiettorie alla Senna (vedi Donington 1993) per tenere le quattro ruote scolpite sempre sull’acqua. Quanti sorpassi, un pauroso testa-coda controllato, uno spettacolo: forse ha ragione Ecclestone quando dice che bisognerebbe correre sempre su pista bagnata, a costo di inondarla d’acqua con le autobotti! E Max ha fatto bene a non dare ascolto all’”amichevole” consiglio di Toto Wolff che aveva telefonato a papà Jos pregandolo di riferirgli di non interferire nella lotta mondiale tra Hamilton e Rosberg. Ma che significa? Per tutta risposta l’olandesino ha immediatamente passato l’accorto Rosberg e molto probabilmente avrebbe insidiato per la vittoria Lewis. Buon per lui che il box Red Bull non si è avveduto che ieri bastava lasciar libero di correre il pupillo di Marko e gli ha imposto le intermedie facendogli solo perdere tempo.

venerdì 11 novembre 2016

CHI E' QUESTO PILOTA?


(11/11/2016) - WHO'S THIS DRIVER? Provate a indovinare chi è questo giovin pilota, oggi affermato campione, che all'epoca dello scatto - 1995 - aveva solo 19 anni. Qualche indicazione: è quindi del 1976, italiano, mai (purtroppo) in F1 anche se l'ha assaggiata, quattro titoli internazionali (L'ULTIMO RECENTISSIMO) e due nazionali conquistati. Segni particolari: troppo simpatico e super-appassionato! Allora, chi è? VEDI SOTTO / SEE BELOW

mercoledì 9 novembre 2016

IL CONCORSO CHE METTE IN PALIO IL CASCO DI HAKKINEN

(9/11/2016)HOW TO WIN HAKKINEN'S HELMET. Nokyan Tyres lancia un simpatico concorso con in palio il casco originale di Mika Häkkinen, il pilota finlandese due volte campione di F1 che è official brand ambassador dell’azienda e protagonista di un nuovo spot televisivo, on air principalmente nei Paesi Scandinavi e su internet.

IL CONCORSO - Per aggiudicarsi il bel premio occorre andare sul profilo Instagram @nokiantyreseurope, https://www.instagram.com/nokiantyreseurope, dove sarà possibile consultare anche il regolamento dettagliato: i partecipanti dovranno infatti fotografare il tratto di strada che ritengono più difficile e condividere la foto su Instagram con l’hashtag #likeMika. Il casco sarà assegnato a chi ne ha più bisogno per guidare sulle strade europee, dato che l’azienda sta cercando proprio quella più difficoltosa. Il concorso è aperto a candidati con indirizzo email della Repubblica Ceca e di Polonia, Germania, Italia, Francia, Bulgaria, Romania, Austria e Svizzera. 
Tra due settimane, a partire dal 6 novembre, l’azienda sceglierà il vincitore del casco autografato. 

AUTO PIU’ AFFIDABILI: GLI AMERICANI PREMIANO LE GIAPPONESI

(9/11/2017) - CAR RELIABILITY: AMERICANS REWARD JAPANESE CARS. Quali sono le auto più affidabili dal 2000 ad oggi? Negli Stati Uniti è stato pubblicato l’Annual Auto Reliability Survey, compilato dall'organizzazione no profit “Consumer Reports”, che  elenca il grado di affidabilità delle vetture in commercio negli Usa, fornendo così un utile strumento per l’acquisto di un’auto. Il bollettino, come riportato su www.autoUncle.it,  prende in esame più di 30 case automobilistiche - mezzo milione di auto prodotte fra il 2000 e il 2015 – e le testimonianze dei proprietari offrendo quindi una valutazione secondo una scala di punteggio da 0 a 100. I giudizi degli abbonati alla rivista riguardavano 17 possibili fonti di problemi più o meno seri. La media delle valutazioni ottenute da ciascun veicolo dello stesso marchio, in modo da eliminare  eventuali discrepanze fra modelli appartenenti a fasce diverse, ha definito il punteggio. Il giudizio finale, su base percentuale, è stato suddiviso  in fasce di merito: più affidabili (da 100 a 81 punti), affidabili (da 80 a 41 punti) e meno affidabili (da 40 a 0 punti).


LA CLASSIFICA: in testa le Lexus (con il punteggio di 86/100), seguite dalle Toyota con 78/100; sul podio anche l’americana Buick, seguita dalla Audi, prima europea con i suoi (71/100). Nella "Top 8" anche un altro marchio asiatico, la Kia (69/100), seguita a ruota dalle rivali Mazda (68/100) e Hyundai (66/100). Chiude la Top la Infiniti (62/100). Quest’ultima, in particolare, ha guadagnato 16 posizioni rispetto al 2015. Nella media, invece, le altre tedesche: BMW (57/100), mentre Porsche (45/100) e Mercedes-Benz (44/100) sono ancora più in basso. Giudizio negativo per la Volkswagen (30/100), penalizzata sicuramente dal Dieselgate.  Altre marche statunitensi non ridono: Ford (44/100) e Jeep (30/100);  in vertiginosa discesa anche la Tesla, a causa dei problemi della Model X (28/100). Brutte notizie pure per l’Italia. Il gruppo FCA è nelle ultime quattro posizioni, al penultimo posto con appena 17 punti: Dodge (28/100), Chrysler (26/100), Fiat (17/100) e Ram (16/100). Un dato su cui pesa la scarsa qualità della 500L, che si conferma, per il terzo anno consecutivo, l’auto più inaffidabile secondo Consumer Reports. Gli americani, quindi, Audi a parte, non ritengono le auto europee particolarmente affidabili, mentre continuano a premiare le auto giapponesi.

lunedì 7 novembre 2016

HAPPY BIRTHDAY / JOHNATAN PALMER 60 ANNI, AUGURI AL DOTTORE DELLA F1

(7/11/2016) JOHNATAN PALMER 60 YEARS OLD, THE DOCTOR OF F1. Oggi Johnatan Palmer compie 60 anni: per festeggiare a dovere l’ex pilota di F1 avrebbe desiderato essere sicuro che anche l’anno prossimo l’amato figlio Jolyon (c’è anche Will), ora alla Renault, avrà ancora un volante disponibile, ma deve attendere ancora un po’. Intanto, papà Palmer, nato a Londra, taglia questo traguardo e, anche se nella massima formula quel promettente pilota della scuola britannica non ha avuto successo, può vantarsi di essere diventato un brillante imprenditore del mondo racing.
LA CARRIERA DEL “DOTTORE” - Curiosa la sua bruciante carriera: nel Circus, Johnatan era più noto come unico pilota laureato. II padre era un medico e lui si laureò in Medicina alla Medical School di Guy, cominciando anche ad esercitare la professione in un ospedale del Sussex . Ma la grande passione per di motori lo portò, nonostante costanti difficoltà a reperire i budget necessari, dalla F. Ford  alla F1 dove debuttò al GP d’Europa 1983. Frank Williams gli offrì una chance colpito dai successi nei campionati British F3, vinto nel 1981, e in F2, dove si impose proprio nel 1983. Le successive esperienze in RAM-Hart (1984), Zakspeed (’85-’86) e Tyrrell (‘87/’89) non furono però esaltanti (con finale da tester Mc Laren). 
La stagione migliore fu il 1987 quando si “consolò” con la Coppa Jim Clark assegnata al pilota meglio piazzato tra quelli con vetture a motore aspirato (11° grazie a due quinti posti e un quarto). Nel 1986 la F1 era diventata all Turbo ma nel 1987 furono riammessi gli aspirati con cilindrata portata a 3500 cc, peso minimo 500 kg, consumo libero e nessun obbligo di rifornimento mentre i Turbo da a 1500 cc avevano il limite di pressione di sovralimentazione a 4 bar, il peso di 540 kg e il tetto consumi a 195 litri. Qualche buona soddisfazione se la tolse nelle categorie Sportscar con le quali ottenne diverse vittorie, un secondo posto alla 24 Ore di Le Mans 1985 e…un brutto incidente in qualifica della 1000 Km di Spa.

MOTOR SPORT VISION - E’ stato commentatore BBC per la F1 ma oggi Palmer è Amministratore delegato del Gruppo Motor Sport Vision – l’altro socio è Sir Sir Peter Ogden - che comprende la proprietà e la gestione della Palmer Sport (driving experiences per aziende) e degli autodromi di Bedford, Brands Hatch, Cadwell Park, Oulton Park e Snetterton, oltre l’organizzazione dei campionati britannici Superbike e BRDC F4 (in passato anche la F. Audi Palmer e la F2). Palmer avrebbe recentemente avanzato un’offerta per rilevare anche Silverstone. 

venerdì 4 novembre 2016

MEGLIO LA F1 DEL DUELLO VILLENEUVE - ARNOUX


(4/11/2016) – F1 oggi: vale ancora la pena di seguirla? Non si è ancora attenuata l’ondata di polemiche e proteste relative al triplo duello senza sconti, anche verbali, Verstappen – Vettel – Ricciardo avvenuto negli ultimi giri del Gran Premio del Messico. Una cosa è certa: i tifosi, gli appassionati stanno perdendo il gusto di assistere alle corse di Formula 1. Non si tratta di semplice nostalgia perché gare noiose ci sono sempre state in tutte le stagioni. C’è qualcosa di più profondo che attiene all’essenza dell’automobilismo, una sfida sì tecnologica per le vetture ormai molto sofisticate che scendono in pista ma che devono pur sempre essere condotte, direi domate, da uomini. Con tutte le loro buone qualità, che entusiasmano le folle, o i loro limiti, denotati dagli errori. Ci sta tutto. Snaturare questo, penalizzare uno scarto minimo, – certo, non va bene chiudere una porta in faccia ad alta velocità – collegare (forse è il caso di dire legare) la spontaneità di un pilota, che è espressione del talento, alle indicazioni che arrivano via radio significa  mortificare lo sport stesso e lo spettacolo che ne deve derivare. E’ un po’ come mettere la musica al minimo in una discoteca: diventa una balera per anziani viveur. 
Che dire, consoliamoci rivedendo uno dei duelli più belli della storia della F1, quello tra Gilles Villeneuve e Rene Arnoux a Digione nel 1979. Non mancarono le “sportellate” ma fu solo il trionfo del coraggio e dell’ardimento ed inoltre tra il ferrarista e l’alfiere della Renault, al termine, non ci furono insulti ma solo ammirazione reciproca per aver dato vita a qualcosa di incredibile. Diventato leggendario.  https://www.youtube.com/watch?v=cOdHUsOqt8c

giovedì 3 novembre 2016

CANADA IN F1, LANCE STROLL SULLA STRADA DEI VILLENEUVE E...DI ALLEN BERG


(3/11/2016) – Con l’ufficializzazione di Lance Stroll alla Williams per il biennio 2017-2018 torna il vento del Canada in Formula 1. Tra i piloti canadesi apparsi in F1, quasi superfluo citare Gilles Villeneuve, poi il figlio Jacques che nel 1997 iscrisse il mitico cognome nell’albo d’oro, e infine Allen Berg, do you remember?  
Tra la nuova speranza, fresco campione FIA F3 Europe, l’ex idolo dei ferraristi a cavallo degli anni ’70 – ’80 e il grande rivale di Schumacher – con la breve parentesi di Jacques Villeneuve Sr, il fratello di Gilles che corse qualche gara nel 1981 e il 1983 con Arrows e RAM - c’è stato Berg. Nato a Vancouver, fu pilota della Osella nel 1986, dopo buone stagioni in Formula Atlantic North America, Formula Pacific Championship Tasman e la British F3 con Eddie Jordan (a Silverstone si impose a due tipi tosti come Ayrton Senna e Martin Brundle). Dieci gare con la monoposto torinese ma un’esperienza nella massima formula priva di acuti e di successi.

Nel 1990 disputò la 24 Ore di Le mans con  Watson e Giacomelli per poi passare in DTM e infine trasferirsi in Messico dove divenne campione di F2 nel 1993. Ben presto Berg fondò un proprio Team, la Scuadra Fortia, impegnata nel NorthiaNorth American Toyota Atlantic Series. Un tipo di attività che gli si addiceva, tanto da assumere la gestione del campionato di Formula Renault Canada. L’altra svolta: è stato capo istruttore per BMW Messico nel loro programma "Fahrer Training" e prima ancora ha lavorato come istruttore per la Derek Daly Racing Academy, la Skip Barber Racing School e la Mosport Racing School. Ha anche lavorato come Capo Istruttore per la Calgary Sports Car Club nella sua scuola di licenza di conduttore di base, dal 2007 la Allen Berg Racing School, poi “esportata” negli Stati Uniti, in California.

FERRARI, CHE STORIE: NEL 1991 PROST LICENZIATO E MORBIDELLI SESTO IN AUSTRALIA

(3/11/2016) – Facciamo un salto indietro di 25 anni e si vedrà come alla Ferrari certe crisi sono abbastanza frequenti. Il 3 novembre del 1991 ad Adelaide si disputò l’ultima prova del mondiale già matematicamente vinto per la terza (e ultima) volta da Senna. La scuderia di Maranello si presentò al GP di Australia con Alesi e la novità Gianni Morbidelli: Alain Prost era stato infatti clamorosamente licenziato! Al termine di una stagione avara di soddisfazioni, con la Rossa nettamente inferiore a Mc Laren e Williams, le critiche rivolte dal francese alla 642 dopo la gara del Giappone non furono tollerate dall’allora presidente Fusaro che già a maggio aveva messo fine all’avventura del DS Cesare Fiorio, “reo” di aver ingaggiato un certo Senna contro il volere dell’arci-rivale Prost. Ma quanti misteri e sospetti in casa Ferrari!
IL LICENZIAMENTO DI PROST - Secondo Prost, il suo siluramento fu in realtà un’operazione “politica” poiché, a suo dire, si era alla vigilia della firma di un nuovo contratto che lo avrebbe legato alla Ferrari come pilota e come Direttore Sportivo (ruolo allora ricoperto da Claudio Lombardi). Soluzione evidentemente osteggiata da qualcuno molto in alto (a giorni sarebbe arrivato sul ponte di comando Montezemolo). E la storia del paragone Ferrari – camion? Per il francese solo un’incomprensione: “Avevo toccato qualcuno al via ed ebbi un problema allo sterzo. Feci forse la più bella gara della mia carriera e mi classificai in quarta posizione. Al traguardo provai a spiegare il perché del dolore alla braccia e usai quella metafora ma non troverete la registrazione di nessuna intervista in cui io uso quelle parole!”. Per la cronaca, anni dopo Cesare Fiorio, completamente riappacificato con Prost, ebbe a dire: “Capimmo che eravamo stati usati, messi uno contro l’altro”…

MORBIDELLI A PUNTI - Il Gran Premio di Australia è stata la gara più breve mai effettuata: solo 15 giri. Il violento acquazzone, e i decisi segnali di Senna dall’abitacolo, costrinse la Direzione gara a fermare le vetture dopo 24 minuti e ad assegnare punteggio dimezzato ai primi sei. Mezzo punto toccò proprio al sostituto di Prost, l’italiano Gianni Morbidelli prestato dalla Minardi-Ferrari che aveva vinto la concorrenza con Andrea Montermini per quel volante tanto temporaneo quanto prestigioso. Furono i primi punti in F1 del pilota di Pesaro che si dimostrò all’altezza del compito così delicato che gli venne assegnato. Peccato per lui che durò così poco: per il 1992 era stato già ingaggiato Ivan Capelli. Ma questa è un’altra (triste) storia Ferrari. 

mercoledì 2 novembre 2016

HAPPY BIRTHDAY / ALAN JONES 70 ANNI, L'AUSTRALIA DOPO JACK BRABHAM

(2/11/2016) – AGE ALAN JONES: 70 YEARS OLD. Il buon compleanno oggi è per Alan Jones che compie 70 anni. Nato a Melbourne, pilota della grande tradizione australiana, è stato campione del mondo di F1 nel 1980 regalando per la prima volta a sé e a Frank Williams il più grande dei traguardi personali. La Williams, già da qualche anno forte dei capitali di finanziamento arabi, veniva da un 1979 in forte crescendo: trovata un po’ di affidabilità in più, la efficace FW07C di Patrick Head fu portata da Jones per prima al traguardo cinque volte. Con ulteriori cinque podi (nessun altro piazzamento) rintuzzò così le velleità dell’agguerrita concorrenza formata in primis da Piquet su Brabham e dal compagno di squadra Reutemann.  Si ritirò, a 35 anni, l’anno seguente, in cui si classificò terzo con due vittorie, al termine di una stagione caratterizzata dall’aspra concorrenza con l’argentino al quale non garantì il minimo aiuto e che perse il campionato all’ultima gara. 

In realtà, tornò al volante  nel 1983 su Arrows (solo a Long Beach) e nel 1985 e 1986 sulla Lola del progetto Caar Haas Beatrice ma si trattò di un vero azzardo su monoposto assolutamente non competitive. Complessivamente, 116 gran premi disputati e 12 successi, a partire dal primo nel 1977 in un bagnato e rocambolesco Gp d’Austria al volante della Shadow. Quel giorno, un australiano tornava a vincere in F1 sette anni dopo l’ultimo acuto del grande Jack Brabham in Sudafrica. La tradizione dei pilot5i venuti dall’Oceania si rinnovava e quello fu il suo vero trampolino di lancio verso un top team, dopo che la stessa Ferrari lo aveva valutato per la sostituzione del transfuga Lauda. Jones può essere considerato non particolarmente simpatico o uno che non eccelleva nella amministrazione della meccanica, ma ha saputo costruire al meglio la sua carriera – kart, F. Atlantic, F.5000, esordio in F1 nel 1975 su Hesketh, poi con Hill, Surtees e Shadow - fidando nel suo piede pesante e in una buona dose di prepotente coraggio.