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lunedì 31 luglio 2017

HUNGARIAN GP, DOPPIETTA FERRARI, BEAU GESTE MERCEDES MA...


(31/7/2017) – Anche se col fiatone, la Ferrari ha tenuto fede ai pronostici e all'Hungarian GP ha ripreso il timone del campionato 2017: doppietta in qualifica, doppietta in gara con Vettel alla sua vittoria numero 46, la settima in rosso. Le Mercedes, più a loro agio con le soft, hanno comunque dimostrato di rimanere forti e insidiose, ma quanta differenza con il dominio incontrastato degli anni scorsi! Va dato atto che, con la SF70H, a Maranello hanno sfornato finalmente una monoposto all’altezza del blasone a dire il vero negli ultimi anni un po’ decaduto. Ed è da lodare la reattività degli uomini della Scuderia, capaci di individuare e attuare migliorìe in qualsiasi momento, come d’altronde si richiede ad un team di così tanta esperienza e mezzi a disposizione. Se a Silverstone si piangeva, a Budapest si festeggia a conferma di un mondiale assai combattuto ma siamo solo al giro di boa e già Spa e Monza si prefigurano favorevoli alle Frecce d’Argento, con Singapore invece di nuovo nelle corde della Ferrari (e Red Bull). E’ comunque un campionato che si gioca gara per gara.

RAIKKONEN SI GUADAGNA LA RICONFERMA -Peccato che, ancora una volta, alla festa rossa non ha partecipato Kimi Raikkonen, come a Montecarlo. Lo avete visto sul podio: non aveva nessuna voglia di spruzzare champagne verso il compagno e ha dichiarato che avrebbe voluto vincere. Ieri poteva farlo: quando è stato chiaro che Vettel non era al 100% per il problema allo sterzo lui ha provato a far capire al muretto che, se non passava, si rischiava la clamorosa “remontada” Mercedes. Si è invece andati avanti così e la superiorità della Ferrari ha evitato la beffa ma non la composta delusione del finlandese che ha signorilmente detto: “Il risultato di squadra è la cosa più importante”. Può consolarsi: a fine gara il Presidente Marchionne, pressato dalla stampa sul rinnovo del contratto, dopo aver ricordato che lui è l’ultimo campione del mondo ferrarista, ha detto: “Andiamo bene con loro due, mi dispiacerebbe cambiare”.

TRE PUNTI CHE POSSONO FARE LA DIFFERENZA - Alla Mercedes hanno fatto “scalpore” per la decisione di restituire la posizione a Bottas, alla fine terzo, precedentemente invitato a farsi da parte per consentire l’assalto di Hamilton alle Ferrari. Assalto, però, non riuscito. Dal muretto, l’ordine finale è partito addirittura all’ultimo giro mentre Verstappen ringhiava negli scarichi del finlandese. Hamilton ha dovuto rallentare molto ed è stato grande il rischio che l’olandese beffasse addirittura tutti e due. Toto Wolff ha esagerato? E se alla fine, quei tre punti in meno dovessero rivelarsi decisivi? “Questo è lo spirito di questa squadra” ha detto Toto ma chissà se a Stoccarda la pensano ugualmente…

VERSTAPPEN CI RICASCA - In ultimo, c’è da parlare della partenza di Verstappen. Questa volta l’imbelle olandese si è beccato dieci secondi di penalità per aver decretato la fine della gara del compagno di squadra Ricciardo dopo aver tirato (troppo) la frenata col risultato di tamponare l’incolpevole australiano. Max è forte ma, davvero, qualcuno dovrebbe dirgli che la partenza non è tutto e che l’auto-controllo aiuta a vincere di più. Ricciardo stesso ne è un esempio. Sì, d’accordo è ancora giovane ma l’ambiente della F1 è terribile e si fa presto a passare da enfant prodige a “Pierino la peste”. Per fare un paragone con il calcio, un po’ quello che è avvenuto con il talentuoso Antonio Cassano le cui gesta, a un certo punto, sono state bollate solo come “cassanate”. Max, comunque, si è scusato con Ricciardo e questa è una buona cosa conoscendo il suo carattere. A Spa lo aspettano orde di tifosi orange, non sprechi ancora l’occasione.

giovedì 27 luglio 2017

FLASHBACK / GP GERMANIA 1997. L'ULTIMA VITTORIA DI GERHARD BERGER (E DELLA BENETTON)


(27/7/2017) GERMAN GP 1997, LAST VICTORY GERHARD BERGER. Non ce ne fu per nessuno quel 27 luglio 1997: sulla pista a lui congeniale di Hockenheim, Gerhard Berger colse da dominatore la sua ultima vittoria in F1 nel Gran Premio di Germania, 20 anni fa esatti. Fu anche l'ultima vittoria della Benetton. Dal 1996 l’austriaco era al volante della Benetton Renault; insieme all’altro ex ferrarista Jean Alesi aveva fatto parte dello “scambio” con Maranello che a sua volta aveva puntato forte (e tutto) su Michael Schumacher, l’alfiere del Team con licenza italiana vincitore di due eccezionali titoli mondiali nel 1994 e 1995. Come forse prevedibile, alla Benetton si era chiuso un ciclo e non fu più la stessa cosa. La monoposto e Briatore erano sempre da vertice, ma vennero gli anni della Williams, della rinascita Ferrari e dell’emergente Mc Laren Mercedes.

LA GARA - Come detto, però, Berger trovò la giornata di grazia. Ad Hockenheim, pole position, vittoria e giro più veloce. Gara perfetta, dalla partenza, al pit stop alla bandiera a scacchi senza che nessuno lo abbia mai insidiato veramente. Sul podio, con lui, Schumacher e Hakkinen (bella prestazione anche di Fisichella sulla Jordan). Grande festa sul podio, ma Gerhard aveva già maturato la decisione di ritirarsi a fine anno dopo oltre 200 gran premi e 10 vittorie, sei indimenticabili anni di militanza alla Ferrari (compreso il brutto incidente nel 1989 a Imola), la coabitazione e la forte amicizia con Senna. Nel 1997 saltò tre gare per problemi di saluti e inoltre ebbe la sventura di perdere il padre, il che significò anche un maggiore coinvolgimento nell’azienda di famiglia. La sua simpatia e lealtà mancarono a tutto l’ambiente.

mercoledì 26 luglio 2017

HUNGARIAN GP, SVOLTA DELLA STAGIONE F1

(26/7/2017) – Non è esagerato considerare il prossimo Gran Premio di Ungheria come un punto di svolta decisivo sia della stagione in corso, sia in vista del campionato 2018. Siamo a metà corsa e la battaglia Ferrari – Mercedes è al culmine mentre si agitano le acque del mercato piloti, vediamo tutto.

Vettel vincitore in Ungheria nel 2015
SCONTRO FERRARI – MERCEDES - Dopo la “batosta” di Silverstone, la Ferrari è chiamata al riscatto sulla più favorevole pista dell’Hungaroring. Rispetto ad inizio stagione, la Mercedes sembra aver riacquisito un certo vantaggio tecnico mentre l’equilibrio generale della SF70H pare più compromesso dagli step evolutivi della monoposto. A Budapest potrebbe far molto caldo o, come in passato,  anche piovere ma come sempre lì è fondamentale partire davanti perché superare è un’impresa. Mario Isola della Pirelli, infatti, prevede una gara molto tattica, decisa dalla strategia. In ogni caso, se la Ferrari risulterà nettamente battuta dalla Mercedes, a Maranello sarà inevitabile l’apertura di un “processo”. A cosa o a chi non so, ma un qualcosa in grado di incidere sul 2018 dato che, ricordo, i contratti di Vettel e Raikkonen sono entrambi in scadenza. Il primo, chissà perché, non sembra avere fretta, il secondo invece auspica una conferma. Mah. Dall’altra parte Hamilton si è legato al dito la ruotata del ferrarista a Baku e, come “solennemente” promesso  intende dargli una sonora lezione in pista che, se ripetuta, potrebbe conferirgli una carica psicologica davvero importante. Ma attenzione, dovrà guardarsi dal sempre più pimpante compagno di squadra Bottas. In più, occhio alle Red Bull certamente più a loro agio sullo stretto circuito ungherese. L’anno scorso Verstappen fu protagonista di un duello al limite con Raikkonen e si è visto a Silverstone quanto l’olandesino sia rimasto coriaceo, soprattutto quando ha una Rossa alle spalle. E’ lui l’incognita dell’Hungaroring, con il solito Ricciardo pronto a sfruttare ogni spiraglio. Vedremo, nel contempo, se gli ultimi miglioramenti della Renault si confermeranno su un circuito misto-lento.


MERCATO PILOTI, E SE GIOVINAZZI... – Detto del duo Ferrari (secondo me il rinnovo di Raikkonen  è strettamente legato a quello che farà Vettel) e della quasi scontata conferma di Bottas, che si è guadagnato sul campo la stima e la fiducia del Team, c’è molto fermento altrove. Intanto, a smuovere le acque ci ha pensato la Haas confermando gli attuali piloti Grosjean e Magnussen (in crescita). Così facendo ha dato due notizie: Grosjean non va alla Ferrari e Giovinazzi non va alla Haas. Due ipotesi molto gettonate che vengono quindi a decadere. A proposito di Giovinazzi, per il talento italiano si è parlato quindi – e sarebbe un vero peccato - di porte chiuse per il 2018 anche perché la Sauber oggi motorizzata Ferrari dovrebbe passare ai propulsori Honda. C’è caos riguardo questa fornitura ma l’annuncio del giapponese Matsushita quale test driver l’1 e 2 agosto sembrerebbe ri-accreditare tale passaggio che, con Ericsson riconfermatissimo, non lascerebbe dunque chance al pugliese. A meno che…, a meno che Marchionne – che pretende il titolo Costruttori al quale Raikkonen da un po’ di tempo  non riesce a dare quell’apporto di punti necessario - non abbia deciso (e alla Haas ne siano informati) di dare un volante da titolare proprio a Giovinazzi. Sarebbe clamoroso, ma anche naturale e…molto popolare, un investimento per il futuro. Molti degli altri movimenti dipendono da questi ora elencati ma è molto ambito il secondo sedile della Renault. Se Palmer non ingrana e se i francesi confermeranno il trend crescente, sono pronti in tanti. Su tutti, quel Robert Kubica tornato in lizza e che nei test dopo il GP dovrà fornire le ultime prove del suo pieno ristabilimento al volante di una F1 rispetto ai colleghi contemporaneamente in pista. Sull’uscio anche Sainz (ma Horner chiederà un sacco di soldi per l’impaziente spagnolo), Alonso (che a deciderà a settembre il da farsi) e anche Perez (un po’ seccato dall’arrembante compagno Ocon ma che VJ Mallya conta di trattenere alla futura Force One). Massa vuole restare ancora alla Williams, ne sta parlando con Claire. Una chance, infine, dovrebbe nei desiderata, essere fornita al prossimo campione di F2 che, salvo sorprese, dovrebbe essere Leclerc. Altro pilota FDA… Insomma è un calderone!

venerdì 21 luglio 2017

SCHUMACHER COME FANGIO, 15 ANNI FA L’IMPRESA


(21/7/2017)SCHUAMCHER LIKE FANGIO. Uguagliare il numero di titoli mondiali – cinque - vinti dal mitico Fangio, per la serie: mission impossible… E invece Michael Schumacher “Il Cannibale” – e chi se no? – ci riuscì: vincendo il Gran Premio di Francia 2002, il 21 luglio di 15 anni fa, si assicurò matematicamente il quinto titolo mondiale di F1 – il terzo con la Ferrari -  proprio come il leggendario fuoriclasse argentino. Una cavalcata trionfale, quella di Schumi al volante della monoposto-gioiello di Maranello: la F2002. La supremazia fu schiacciante: nessuno aveva mai vinto il campionato di F1 con sei gare di anticipo. A Magny Cours, Schumi conquistò l’ottava vittoria stagionale anche con un po’ di fortuna: fino a cinque giri dal termine era in testa un giovane di grandi speranze, Kimi Raikkonen. Il finlandese della Mc Laren, però, fu autore di un dritto a causa dell’olio lasciato in pista dalla Toyota di Mc Nish con Michael lesto ad approfittarne. Non mancarono le polemiche legate, nell’occasione, allo sventolìo delle bandiere gialle e, in precedenza, anche alla leggera toccata della linea bianca di uscita dai box dopo il pit-stop che costò al tedesco un drive-throug. Nel contempo, il compagno di squadra Barrichello aveva alzato bandiera bianca col motore ammutolito e il coriaceo Montoya su Williams-Bmw fu costretto a rallentare per la minore efficienza delle sue gomme Michelin. Alla fine, Michael, sopraffatto dall’emozione e dalla gioia, disse “Non paragonatemi a Fangio. Lui non aveva alle spalle una grande squadra come la mia. Non sono io la leggenda, è questa Scuderia”.

FERRARI F40, 30 ANNI FA L’ULTIMA SUPERCAR DEL DRAKE


(21/7/2017) FERRARI F40, 30 YEARS AGO LAST SUPERCAR BY THE DRAKEL’ultima Ferrari voluta dal Drake? La “mostruosa”, magnifica F40 che venne presentata in anteprima nel Centro Civico di Maranello il 21 luglio 1987, un anno prima la scomparsa del fondatore. Il progetto intendeva celebrare i 40 anni di attività del Cavallino e, a distanza di 30 anni, nell’immaginario dei ferraristi rimane la Ferrari per eccellenza, “una vera Ferrari”, per dirla proprio come la definì l’orgoglioso Commendatore: possente, maestosa, aggressiva. La presentazione ufficiale avvenne poi a settembre, al Salone di Francoforte.
ESTREMA ED INNOVATIVA -La Ferrari F40 doveva lasciare il segno e lo ha lasciato perché, per l’epoca (e oltre), estrema ed innovativa in tutto, praticamente una F1 carrozzata, derivata dalla 308 GTB e dalla GTO Evoluzione. Disegnata da Pininfarina, sulla base del progetto dell’ingegner Nicola Materazzi che conobbe cinque Evoluzioni, esteticamente colpiva per il muso assai spiovente, le prese d’aria NACA e soprattutto per l’alettone posteriore integrato al cofano motore interamente sollevabile. Era inoltre dotata di un motore biturbo 8 cilindri a V di 90° (turbine IHI), doppio intercooler, per complessivi 478 CV. Telaio tubolare e carrozzeria si avvalsero per la prima volta di materiali compositi ormai essenziali in F1 come, rispettivamente, kevlar e fibre di vetro, nonché resine aeronautiche che assicurarono una rigidezza torsionale mai raggiunta prima nonostante un peso di soli 1100 Kg. La possibilità di effettuare regolazione di assetto e sospensioni, infine, conferiva alla vettura una grande tenuta di strada e una velocità di punta di 324 Km/h, raggiungendo i 100 Km/h in 4,1 secondi.



Il 21 luglio 1987, giorno della presentazione, erano 900 gli esemplari già ordinati: prezzo 380 milioni di lire. Tra i fortunati possessori anche l’Avvocato Gianni Agnelli che si fece allestire una versione personalizzata, dagli interni in tessuto nero anziché rosso,  denominata “F40 Valeo” dotata della frizione automatica della Mondial T che però, grazie all’elettronica, attivava i dischi in 100 millisecondi. Fu un grande successo che diede soddisfazione al Drake invece in ansia per il momento difficile in F1 (era l’epoca di Barnard, Postlethwaite): la produzione continuò fino al 1992 e furono 1337 gli esemplari realizzati, oggi di grande valore.

giovedì 20 luglio 2017

VANWALL, 60 ANNI FA LA PRIMA EPICA VITTORIA

VANWALL, 60 YEARS AGO FIRST EPIC VICTORY. (20/7/2017) – Che giorno epico per la Vanwall e il motorismo britannico il 20 luglio del 1957, 60 anni fa. A tre anni dal debutto in F1, la vettura e la scuderia nate dalla irrefrenabile passione di Tony Vanderwell – il nome derivava dall’accostamento con il marchio di bronzine Thinwall Bearing di sua proprietà – arrivò la prima vittoria nel gran premio, di Gran Bretagna, sul circuito di Aintree! Si trattò della prima volta per una vettura costruita Oltremanica. A firmare l’impresa, un'altra icona british come Stirling Moss che però dovette dividere punteggio, alloro e coppa con Tony Brooks. Perché? Moss quel giorno era carico come una pila, deciso a rompere l’egemonia di Maserati (Fangio) e Ferrari (Collins, Musso, Hawthorn) che stavano monopolizzando il campionato. Sulla pista di casa fece sua la pole e allo start scattò in testa come una molla. Al 22°, però, grande delusione: un problema elettrico lo costrinse al ritiro. Ma il Team non si perse d’animo e fermò l’altra vettura verde guidata da Brooks, in quel momento quinto, permettendo a Moss di rientrare in gara - allora il regolamento lo consentiva –  seppur al nono posto. Grazie ad una furibonda rimonta e, bisogna dire, ai guai tecnici capitati ai vari Fangio, Collins, Behra, fino alla foratura di Hawthorn, il grande Stirling scrisse una pagina leggendaria del motorsport vincendo davanti a Musso. La Vanwall-Davide aveva battuto le grandi Case italiane-Golia.

STORIA DELLA PICCOLA, GRANDE VANWALL - Tra l’altro, la genesi della Vanwall, secondo la “leggenda” sarebbe da ascrivere proprio da una diatriba tra Tony Vandwerwell, fornitore a Maranello delle sue speciali bronzine, ed Enzo Ferrari. Il dinamico imprenditore aveva acquistato nel 1952 una Ferrari 375 che modificò per farla gareggiare – ormai fuori regolamento per la F1 – nella F. Libera col nome Thinwall Special. Inoltre era parte attiva del progetto BRM, che sostenne fin dal primo momento. Due aspetti “sgraditi” al Drake che, in occasione di una visita a Modena dello stesso Vanderwall, fece intendere la sua avversione lasciandolo per ore in sala di attesa. Da lì, la decisione-reazione di creare una squadra e una vettura tutta sua per battere la Rossa! A dare una svolta tecnica e sportiva alla neo-compagine britannica ci pensarono un giovane esperto telaista di grande talento di nome Colin Chapman (a da fine 1955), quindi l’aerodinamico Frank Costin, il motorista Herry Weslake (sua l’iniezione diretta) e infine un vero asso del volante come Stirling Moss (dal 1957) anch’egli abbagliato dall’obiettivo glorioso di affermare la supremazia d’oltremanica nel Motorsport. In quel felice 1957, Moss vinse ancora il Gran Premio “una-tantum” di Pescara e a Monza mentre nel 1958 la Vanwall, grazie a sei vittorie, iscrisse per prima il proprio nome nell’Albo d’Oro della neonata classica Coppa Costruttori (durante le prove del GP d’Italia fu sperimentato un capolino). Furono, però, gli ultimi bagliori che si affievolirono dall’anno seguente, insieme alla salute del fondatore.

martedì 18 luglio 2017

GIULIANO ALESI & FRIENDS, VOLA LA FERRARI DRIVER ACADEMY DI RIVOLA

(18/7/2017) – Un Alesi, figlio d’arte, sul gradino più alto del podio. Complimenti a lui. Con il successo in Gara 2 di GP3 a Silverstone, Giuliano, 17 anni, oltre a cogliere la sua prima vittoria nella categoria, ha dato una grande soddisfazione all’ex ferrarista Jean e, nel contempo, ha esaltato la bontà della Ferrari Driver Academy che, finalmente, sembra avviata a forgiare una nuova e molto interessante generazione di piloti. Negli anni scorsi, il paragone con il programma Junior della Red Bull aveva suscitato paragoni un po’ imbarazzanti mentre ora, a dire il vero, la “meravigliosa” scuola di Milton Keynes sembra essersi incagliata mentre da Maranello hanno levato le vele. Merito dell’ex DS Massimo Rivola che da gennaio 2016 è a capo della FDA? Di sicuro l’avvicendamento con Baldisserri, che ha seguito il percorso professionale Lance Stroll, aveva una precisa e necessaria mission e cioè RIORGANIZZARE, RINNOVARE l’Academy del Cavallino. Già Presidente di successo della Scuderia Ferrari Club, Rivola, che è stato in Minardi e Toro Rosso, altre fucine di ardimentosi giovanotti poi esplosi (Alonso, Vettel), lo ha metodicamente fatto secondo l’obiettivo assegnatogli: “Riuscire a formare i nuovi campioni della F1 spingendoli ad accettare la sfida quotidiana con entusiasmo e a fare sempre di più e meglio, a essere leali, altruisti, più impegnati e determinati a raggiungere i loro scopi tenendo sempre di vista obiettivi, scelte e aspirazioni sane”. L’impegno nelle corse come una palestra di vita. Il sogno Ferrari da rincorrere con rispetto e i piedi ben piantati per terra. I risultati stanno arrivando. 

FDA, CHI C'E'- Oltre Giuliano Alesi, della FDA fanno parte: il monegasco Charles Leclerc, attuale dominatore della F2 FIA e prossimo a scendere in pista con la Ferrari nei rookie test di F1 del 2 e 3 agosto all’Hungaroring. Antonio Fuoco, “Fuoco del Sud”. suo compagno di squadra e al primo podio domenica scorsa. Il neo-zelandese Marcus Armstrong, 16 anni, è saldamente primo nella F4 tricolore e terzo in classifica nella serie Adac F.4. Enzo Fittipaldi, nipote del grande Emerson, proprio oggi compie 16 anni ed è impegnato anche lui in F4 Italia con la Prema. Infine Guan Yu Zhou, cinese di Shanghai, 18 anni, tornato a disputare l’europeo FIA F3 con la Prema dove è settimo in classifica. Ad maiora.

lunedì 17 luglio 2017

BRITISH GP, SFIDA TECNICA FERRARI - MERCEDES


(17/7/2017) – E ora a Maranello sale la tensione. Dopo l’esito del Gran Premio d’Inghilterra, con le due Ferrari in grave crisi con gli pneumatici e le Mercedes apparse quasi perfette, la prossima gara in Ungheria assume già la dimensione di un esame, se non finale, di importanza cruciale. Ok, calma: Raikkonen a Silverstone era in prima fila ed è arrivato nonostante tutto terzo ed inoltre si può ricordare che anche il dominatore Hamilton in Austria, appena sette giorni fa, non era riuscito a salire sul podio. Per non dire che l’Hungaroring, per conformazione del circuito e temperature attese, si confà alle caratteristiche della SF70H. E allora? Allora, la Ferrari è una scuderia italiana, latina. E le tensioni, o se volete, le emozioni sono estreme, facili a diventare dirompenti. Avete visto e sentito Vettel? Imbronciato come ai tempi della Red Bull non più imbattibile (e con Ricciardo che gliele suonava). Raikkonen? Beh, Iceman è sempre Iceman: per vederlo sorridere in un week end di gara occorre avere la pazienza di un appassionato di birdwatching. Ma queste sono quisquiglie. La partita vera si gioca sul piano tecnico.
SFIDA TECNICA FERRARI MERCEDES - La Mercedes sembra aver riacquisito una decisiva supremazia in fatto di potenza del motore mentre gli ultimi aggiornamenti introdotti da Binotto & C. non paiono aver assicurato il progresso che si auspicava. Un po’ come gli anni scorsi, in qualifica le frecce d’argento si dimostrano capaci di tirare fuori l‘acuto che serve a partire davanti, il che continua ad essere quasi sempre determinante ai fini dell’economia di gara. Ieri Vettel, partito in seconda fila e pure sopravanzato da Verstappen si è ritrovato invischiato in una dura lotta con l’olandesino – che quando ha dietro una Ferrari trova energie supplementari… - che ha rovinato i piani costringendolo all’undercut. In gara, poi, le Mercedes, con Bottas in forsennata rimonta, hanno potuto sostenere un ritmo assai elevato senza maltrattare più del dovuto gli pneumatici mentre alla Ferrari si è evidentemente dovuto optare per assetti estremi che hanno stressato in particolare lo pneumatico anteriore sinistro fino alle conseguenze che sappiamo. Il fatto è che Vettel ha dilapidato in un gp il vantaggio di 20 punti su Hamilton e la Coppa Costruttori, pretesa dal Presidente Marchionne, sembra saldamente nelle mani dei tedeschi. C’è dunque da correre ai ripari come ha detto Arrivabene: Da qui bisogna partire e migliorare rapidamente, con umiltà e determinazione”. Detto questo, però, per la situazione non è così nera perché i piloti, nell’arco complessivo del week end inglese, hanno parlato di macchina ok, che ha fornito “ottime sensazioni”. Nello specifico, Raikkonen ha detto: Però ci mancava velocità rispetto ai nostri avversari. Abbiamo fatto del nostro meglio, ma abbiamo ancora del lavoro da fare per raggiungere le Mercedes in questo tipo di piste. Questo è senza dubbio un circuito che poco si adatta alla nostra vettura. Sono curioso di vedere come andrà la prossima gara, penso che il circuito ungherese si adatti meglio alla nostra macchina”. Dunque, si tende ad imputare le defaillances al tipo di circuito, come conferma anche Vettel: Non è stato un grande giorno, ma vedremo cosa accadrà in Ungheria, su una pista diversa”. Appunto, vedremo.

venerdì 14 luglio 2017

THE YELLOW TEAPOT, RENAULT CELEBRA 40 ANNI DI F1


(14/7/2017) – Quando parliamo di storia della F1, ecco: la Renault merita un posto d’onore. Sono giorni di celebrazioni per la Règie che 40 anni fa, proprio a Silverstone, dove domenica farà tappa il Circus, portò al debutto nella massima formula la propria monoposto gialla. Ma non era solo una vettura. Era una filosofia nuova, ardita, inesplorata, ricca di potenzialità ma anche di incognite. I francesi non si “accontentarono” della pura sfida agonistica a Ferrari, Brabham-Alfa, Ligier-Matra e ai “garagisti” inglesi con i loro propulsori aspirati a 12 e 8 cilindri, ma lanciarono una rivoluzionaria sfida tecnica: l’adozione, per la prima volta, del motore turbo, un V6 da 1500 cc. (a cui aggiungere anche gli pneumatici radiali Michelin!).  Ci vollero mesi di studi e riflessioni per arrivare nel 1975 a questa scelta tanto affascinante quanto foriera di difficoltà. 
Poi la realizzazione, i test nel 1976, la presentazione della RS01 il 10 maggio 1977, Jean Pierre Jabouille il pilota. L’obiettivo era di debuttare in casa, al Gran Premio di Francia a Digione. Ma era ancora presto. Così il grande evento si celebrò in Inghilterra, regno del motorsport. Non andò benissimo: la vettura scese in pista nella conformazione aerodinamica finale oserei dire “sgraziata”, senza l’originaria cupola motore e il musetto avvolgente, e Jabouille si classificò in terz’ultima fila per poi ritirarsi al 18° giro per problemi all’alimentazione. Come dire, fu un primo passo per la Renault ma un balzo in avanti per la F1. Che oggi è tutta Turbo. https://motor-chicche.blogspot.com/2015/12/terzo-debutto-per-la-renault.html

THE YELLOW TEAPOT - Tra le celebrazioni legate all’anniversario, da segnalare la simpatica iniziativa della Casa transalpina che ha realizzato un oggetto “cult” in edizione limitata: “The Yellow Teapot”. Perché una teiera gialla? Il copyright appartiene a Ken Tyrrell. L’indimenticabile team manager, avendo osservato più volte la gialla monoposto debuttante attraversare la corsia box con una scia di fumo bianco proveniente dalla zona motore – l’affidabilità fu un iniziale tallone di achille – coniò per l’appunto la definizione The Yellow Teapot che diventò familiare nei box. E ora i designer ne hanno creata una vera con i colori e i particolari che richiamano quella celebre e pionieristica monoposto. Da settembre sarà utilizzata nelle cucine del ristorante “L’Atelier Renault” sugli Champs-Elysée a Parigi ed inoltre potrà essere acquistata – disponibili solo 40 esemplari - al prezzo di 129 euro sia lì che on-line su shop.atelier.renault.com/fr

giovedì 13 luglio 2017

HAPPY BIRTHDAY / THIERRY BOUTSEN 60 ANNI, DALLE AUTO AGLI AEREI

(13/7/2017) – Buon compleanno a Thierry Boutsen che oggi compie 60 anni! Degno rappresentante della tradizione motoristica belga, il pilota di Bruxelles dalla capigliatura sempre ben acconciata aveva certamente ambizioni più grandi rispetto ai tre gran premi di F1 vinti e al quarto posto nel mondiale 1988, miglior risultato della carriera. Ma, nei limiti delle  monoposto guidate, è stato sempre competitivo, in particolare su pista bagnata, come lo è oggi alla guida della Boutsen Aviation, la società di compravendita aerei d’affari, con sede a Montecarlo, fondata insieme alla moglie Daniela.

Boutsen oggi
CARRIERA - Sbocciato alla scuola piloti Teddy Pilette, è sempre stato un purista delle competizioni, tanto da abbandonare la massima formula nel 1993 deluso dalla sua ultima monoposto, la Jordan, quanto dalla predominanza del mezzo meccanico rispetto alle doti di guida. Aveva debuttato nel 1983 con la non trascendentale Arrows, Team col quale rimase fino al 1986 (da segnalare il secondo posto al GP di San Marino del 1985). Piazzamenti e podi arrivarono più frequenti grazie al passaggio alla Benetton  (1988-1989) e successivamente alla Williams (1989-1990) con la quale colse le tre vittorie del suo palmares (Montreal, Australia e Budapest). Andò molto peggio nel biennio 1991-1992 con la Ligier, prima motorizzata Lamborghini e poi Renault, dove era ai ferri corti con l’altro pilota Erik Comas, e decise di non terminare la stagione 1993 con la Jordan, dove era stato chiamato a sostituire Ivan Capelli. 
Buon amico di Senna e di Nannini, aveva voglia di corse vere, di lottare per la vittoria, e si dedicò alle ruote coperte cogliendo buoni risultati, come un secondo posto alla 24 Ore di Daytona, che aveva già vinto nel 1985, o correndo la 24 Ore di Le Mans – due volte secondo nel ’93 e ’96 -  nel dove però ebbe un brutto incidente nel 1999 che decretò il classico casco al chiodo. Come detto, oggi Boutsen dirige la sua società d’Aviation. Ma come è arrivato a questa decisione? Dopo aver sapientemente acquistato e venduto il suo primo aereo, frutti dei lauti ingaggi in F1, gli chiesero una consulenza prima Frentzen, poi Guy Ligier e tanti altri piloti. E’ diventato il suo lavoro mentre la sua prole, il sangue è sangue, è impegnata nella gestione del Boutsen Ginion Racing in TCR (Aurelian Panis tra i piloti).

mercoledì 12 luglio 2017

BRITISH GP / 1. 1977, A SILVERSTONE IL DEBUTTO DI UNA STELLA: GILLES VILLENEUVE


(12/7/2017) SILVERSTONE 1977, FIRST RACE OF GILLES VILLENUVE. A Silverstone, Gran Premio d’Inghilterra del 16 luglio 1977, nacque una stella della F1: Gilles Villeneuve. Fu lì che avvenne il debutto del canadese ex pilota di motoslitte e campione incontrastato di Canadian F. Atlantic nel 1976 e 1977. Era  al volante di una Mc Laren M23 con il numero 40, e impressionò subito tutti. Enzo Ferrari compreso. La stoffa di un pilota si vede subito e quel novellino minuto, di poche parole ma tremendamente veloce dimostrò tutto il suo talento. Fece segnare il nono tempo in qualifica (1.19.32), quinta fila, davanti, per dire, a Jochen Mass che guidava una nuova Mc Laren M26 (1.19.55) e a Reutemann su Ferrari. Nel warm up, sorpresa delle sorprese, miglior tempo! Partenza e, con uno scatto felino, subito quinto. La sua Mc Laren era vecchia e un problema tecnico lo costrinse ad una sosta ai box, finendo per classificarsi undicesimo col il quinto miglior tempo in gara. Ma era riuscito nell’impresa di farsi notare. Eccome se ci era riuscito! D’altronde la F1 era il suo sogno e il suo obiettivo. Nel settembre 1976, in una gara dimostrativa di F. Atlantic sul circuito canadese di Trois Riviere, alla quale presero parte piloti titolati come Hunt, Jones, Brambilla, Laffite, Depailler, Gilles stracciò letteralmente tutti, vincendo con 15” di vantaggio. Si era poi presentato nei box del Gran Premio del Canada dove Ecclestone, allora titolare della Brabham, gli fece intravedere qualche possibilità. Chris Amon era un suo mentore. Lo stesso Hunt, memore della scoppola, ne raccontò meraviglie a Teddy Mayer e il patron Mc Laren gli fornì la chance di debuttare a Silverstone, opzione compresa per altre gare e il 1978. Il resto della storia è nota: in estate Lauda ruppe con la Ferrari e il Drake volle clamorosamente scommettere sul giovane e sconosciuto canadese che corse tutte le restanti gare della sua carriera per il Cavallino diventando l'idolo delle folle.

martedì 11 luglio 2017

WILLIAMS STORY, IL FILM


(11/7/2017) WILLIAMS STORY, A FILM. E’ un Gran Premio d’Inghilterra speciale per il team Williams. La squadra di Grove avrà modo di festeggiare in patria, nel corso di un vero week end di gara, l’anniversario dei 40 anni di vita. Questa sera c’è un bel prologo: al Curzon Mayfair di Londra verrà proiettato in anteprima il film documentario “Williams”, the incredible true story of Formula One’s greatest family, come recita testualmente la locandina. Insieme ai vertici del Team, saranno presenti piloti di ieri e di oggi oltre a molti storici addetti ai lavori. 
IL FILM - La pellicola, per la regia di Morgan Matthew, è basata sul libro della moglie del fondatore Sir Frank, e cioè Virginia, “A different kind of life”, ed è un vivido omaggio alla storia di uno Team più titolati della F1.  Clair Williams, la figlia e attuale Team Principal, descrive il lavoro cinematografico come una testimonianza della enorme passione del padre per le corse ma anche del grande rapporto tra marito e moglie – purtroppo scomparsa nel 2013 - che ha consentito, nei naturali periodi di alti e bassi, di perseverare uniti e coerenti. E’ stata, se ci pensate, la grande forza della Williams. Una unione dalla quale Frank Williams ha tratto decisivo beneficio umano e morale e “motivo di ispirazione”, ha detto lui, nonostante le avversità. Il grafico di un quarantennio va dagli esordi in sordina con una March, al decollo grazie anche agli sponsor arabi, al primo titolo mondiale nel 1980, agli anni d’oro con i motori Honda e poi Renault, all’incidente invalidante di Frank, alla disgrazia di Senna, al periodo di regressione tecnica e sportiva. Un film appassionante di un mondo divorante, visto da dietro le quinte, in maniera intima. Ci sono interviste a storici personaggi come Patrick Head, Jackie stewart, Nigel Mansell e Nelson Piquet.  “Spero che i tifosi possano godere il film tanto quanto ho apprezzato io essere parte delle corse automobilistiche. Sono contento di come sia la gente dietro la squadra e la mia famiglia ad uscire come i veri eroi della storia”. Il film sarà in tutte le sale del Regno Unito dal 4 agosto e quindi disponibile in DVD e Blu-Ray.

lunedì 10 luglio 2017

BOTTAS E RAIKKONEN, L’IMPORTANZA DEI SECONDI


(10/7/2017) – Complimenti a Valtteri Bottas che in Austria ha vinto il suo secondo gran premio. Una pacca sulla spalla a Kimi Raikkonen, quinto, che non è riuscito a salire sul podio pur con una Ferrari molto competitiva. Due finlandesi, due piloti partiti, anche se non ufficialmente, in subordine ai loro quotati e arrembanti compagni di squadra, Hamilton e Vettel, che invece stanno diventando decisivi nell’economia del campionato e dell’aspro duello di vertice. Per un motivo e per un altro. Ecco perché.

BOTTAS -  Il ragazzo ci sta prendendo gusto. Con una monoposto super tutto quello di buono che era stato detto di lui, fino a farlo diventare serio candidato al sedile di una Ferrari, trova puntuale realizzazione. Sbaglia poco ed è molto veloce. Il suo apprendistato all’Università Mercedes si è concluso molto rapidamente e ormai ogni gara è buona per arricchire il suo palmares. A Spielberg ha gestito ottimamente il finale di gara, come d’altronde aveva fatto a Sochi, alle prese con un rimontante Vettel. E questo aumenta la sua autostima e la carica agonistica - si sa, l’appetito vien mangiando - tanto da fargli dichiarare a fine gara: “Mi sento pienamente in corsa per il titolo mondiale”. Oihbò, Hamilton dovrà vedersela quindi anche con lui? E in che modo gestiranno Toto Wolff e Niki Lauda questa situazione? Come affermano molti addetti ai lavori una cosa è sicura: se Lewis non batte colpo, Bottas c’è. Ma gli rovinerà la festa domenica prossima a casa sua?

RAIKKONEN – Il povero Iceman, invece, a metà stagione non può essere e non ha soddisfatto. E ricomincia ad attendere notizie da Maranello riguardo il rinnovo del suo contratto. Vorrei però dire subito una cosa. In Austria il Presidente Marchionne ha detto che per lui il campionato Costruttori vale più di quello piloti. Ora, Kimi è stato finora indubbiamente autore di alcune prove scialbe ma non è certamente con strategie come quella applicata ieri alla sua gara che può portare più punti alla Scuderia. Il pit-stop molto ritardato, a differenza di quello protettivo di Vettel, è sembrato avere una sola e principale giustificazione: lasciare Kimi in testa a ritardare il più possibile il passo degli avversari di Vettel. Cosa non riuscita, visto che il finlandese ha patito altri problemini, e quindi alla fine ci ha rimesso lui. Figuriamoci se nel dopo gara poteva dire altro che: “La strategia? Non so, dal box hanno tutti i dati per una visione migliore della gara”. A Montecarlo era un po’ più arrabbiato, evidentemente ha capito come deve "girare la ruota".

venerdì 7 luglio 2017

ICKX CON I CINQUE FIGLI ALLA 25 ORE DI SPA VW FUN CUP


(7/7/2017) – Questo fine settimana ci sarà anche Jacky Ickx alla 25 Ore di Spa riservata ai Maggiolini del VW Fun Cup Europe. Ma l’equipaggio sarà davvero speciale: il grande pilota belga correrà infatti insieme ai cinque figli, Vanina – vera ispiratrice di questa iniziativa e la più “corsaiola” di loro - Larissa, Romain, Clément e Joy. 
“Per me è un’opportunità incredibile da vivere e ricordare insieme. Sarà una grande esperienza”, ha detto, certo un po’ commosso. La vettura dalla livrea scura sarà riconoscibile grazie alla grande X rossa stampata sugli sportelli e sul cofano e tutti indosseranno un casco aperto con i colori di quello notoriamente utilizzato dal sei volte vincitore della 24 Ore di Le Mans. La famiglia, Spa… Un contesto quindi davvero emozionante per il 72enne belga ma non è tutto. Nell’occasione la città di Stavelot, da cui una delle curve del magico circuito,  gli ha conferito la cittadinanza onoraria. Buona gara!

HAPPY BIRTHDAY / TOM KRISTENSEN, MISTER LE MANS COMPIE 50 ANNI


(7/7/2017)TOM KRISTENSEN, HAPPY 50th BIRTHDAY. Signori, qui celebriamo un vero eroe delle quattro ruote: Tom Kristensen, che oggi compie 50 anni. Buon compleanno! Lo sapete: ha vinto per 9 volte la 24 Ore di Le Mans e questo lo proietta di diritto e per sempre nell’olimpo dei campionissimi. Nessuno ha vinto più titoli di lui. E’ in tutte le Hall of Fame. Sembrava impossibile battere il record di 6 vittorie che apparteneva a Jacky Ickx e invece questo pilota danese di Hobro schivo e concreto ci è riuscito. Difficile, anche se non impossibile, che qualcuno possa fare meglio. Certo, l’aurea di Kristensen nonostante tanta gloria non  è così rilucente come quella del belga ma il motivo è chiaro. Gli è mancata la Formula 1 – Ickx invece ne è stato un protagonista, correndo anche per la Ferrari – anche se a fine anni ’90 è stato collaudatore per Minardi, Tyrrell, Williams, Jaguar e tester Michelin.  Aveva forse i titoli per meritarsela: campione danese di kart, campione di F3 Germania (1991), di F3 Giappone (1993), vice campione F3000 giapponese (1995). Ma forse meglio così: la dimensione giusta nella quale dimostrare la sua classe era quella del Turismo (DTM, BTCC) e da lì il passo successivo è stato naturale. La grande occasione nel 1997: chiamato all’ultimo momento a far parte dell’equipaggio del Team Joest, che alla 24 Ore di Le Mans schierava una TWR Porsche per Alboreto e Johansson, arrivò la prima vittoria. Il trampolino di lancio. Dopo due tentativi infruttuosi con la BMW (con la quale vinse però la 12 Ore di Sebring, successo ripetuto altre 5 volte), iniziò l’epopea AUDI (con parentesi Bentley) con tre motorizzazioni diverse atmosferico, diesel e ibrida diesel-elettrico


2000-2001-2002: con Biela e Pirro (Audi R8)
2003: con Capello e Smith (Bentley Speed 8)
2004: con Ara e Capello (Audi R8 – Team giapponese Goh)
2005: con Letho e Werner (Audi R8 – Team americano ADT)
2008: con Capello Mc Nish (Audi R10 TDi)
2013: con Duval e Mc Nish (Audi R18 E-tron quattro).

Grandioso.  Da aggiungere, per completezza, le vittorie dei campionati ALMS (2002), alla Petiti Le Mans (2002) e Mondiale Endurance FIA (2013). Si è ritirato dalle corse a fine 2014 e le sue parole di commiato dicono tutto della sua personalità: “Sono orgoglioso della mia carriera, di ciò che ho raggiunto e dei ricordi che conserverò per sempre”.

mercoledì 5 luglio 2017

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martedì 4 luglio 2017

STELLA ALPINA, MAGICA EDIZIONE DEL 70°


(4/7/2017) - E’ ai blocchi di partenza la Stella Alpina, la gara di regolarità per auto d’epoca nata da un’idea del giornalista Giovanni Canestrini, in programma sulle strade del Trentino dal 6 al 9 luglio. Perché piace tanto? Quando si offre un mix di paesaggi mozzafiato (quelli delle Dolomiti patrimonio dell'Unesco), sport, passione, ospitalità al top…beh, il richiamo è irresistibile! Complimenti dunque alla Scuderia Trentina che in collaborazione con il Team di Canossa Events organizzano l’evento. Saranno 60 i gioielli a quattro ruote che affronteranno le previste 99 prove a cronometro (circa 700 Km di itinerario) che, grazie alla partnership con Digitech, saranno caricate su Ibora, applicazione che si può scaricare gratuitamente dal web. Come sempre, inoltre, è previsto l’ambito trofeo Azimut, dedicato al main sponsor della Stella Alpina, e saranno messi in premio 4 splendidi orologi offerti da Cuervo y Sobrinos, sponsor dell’evento. In occasione del citato 70° Ferrari, si è pensato ad un tributo al Cavallino Rampante: la gara, con stesse prove e percorsi, sarà quindi preceduta da quella riservata alle Ferrari moderne, che però avranno classifica a parte.

LA GARA partirà ogni mattina da Piazza della Mostra a Trento – via giovedì 6 luglio alle 18.30 - e vi farà ritorno ogni giorno, arrivando subito a ripercorrere anche la storica cronoscalata Trento-Bondone. L’organizzazione ha inteso proporre i percorsi nelle tre direttrici che costituirono il primo percorso. Venerdì 7 si gareggerà sulle strade del Trentino Occidentale con il Passo della Mendola, la Val di Non e Madonna di Campiglio;  Sabato 8 gli equipaggi si sfideranno nel Trentino Orientale, con il passaggio in Valsugana, a San Martino di Castrozza, sul Passo Rolle, a Predazzo, sul Passo Sella e in Val Gardena. Quindi pranzo a Moena, “fata” delle Dolomiti. La giornata si concluderà nel cuore di Bolzano, dove le auto verranno presentate al pubblico. La cena di gala si svolgerà nella suggestiva cornice del celebre MUSE, il museo di scienze naturali progettato da Renzo Piano, meta ambita da visitatori di tutto il mondo. Per domenica 9 è previsto un percorso più “leggero” in Vallagarina e sul Passo Coe. La gara si concluderà presso le Cantine Ferrari, dove si svolgeranno il pranzo e le premiazioni.

FIAT 500, REGALO DEI 60 ANNI: IL MoMA


(4/7/2017) HAPPY 60th BIRTHDAY FIAT 500, FROM NOW AT THE MoMA. La Fiat 500 compie 60 anni! Sì, oggi è il compleanno del mitico "cinquino" che dal 1957 ha contribuito a motorizzare l’Italia e poi è stata la leva della rinascita della Fiat con 2 milioni di unità vendute. Attualmente è leader di vendita in Europa, prima in 8 paesi e sul podio in altri 6. Un’icona, un emblema tricolore, un successo di stile e design, un concentrato di simpatia e praticità, storia dell’automobile: da oggi entra a far parte della galleria permanente del MoMA.  L'esemplare acquistato dal Museo di Arte Moderna di new York sarà una 500 serie F, la 500 più popolare di sempre, prodotta dal 1965 al 1972. “Un tributo al suo valore artistico e culturale”, dice Olivier Francois, Head of Fiat Brand e Chief Marketing Officer di FCA. “Ha cambiato per sempre il modo di disegnare e di produrre auto”, aggiunge Martino Stierli, "Philip Johnson Chief Curator of Architecture and Design" del MoMA.
INIZIATIVE - Sono previste tante iniziative per celebrare questo anniversario. La Casa torinese si era già portata avanti presentando al Salone di Ginevra la serie speciale in edizione numerata “500 60esimo”. Per l’occasione è nata la Fiat 500 Anniversario, disponibile da oggi in tutte le concessionarie: la una nuova serie speciale è ispirata agli Anni della Dolce Vita ed è offerta ad un prezzo promozionale di lancio di 13.600 euro. Ha fatto tappa nelle piazze più belle d’Europa, in Italia, Francia, Germania e Spagna, il “500 Forever Young Tour”. A Garlenda, in Liguria, sede del Fiat 500 Club Italia, oggi prologo del 34° Meeting Internazionale che si terrà dal 7 al 9 luglio con circa 1200 adesioni. Un giorno di festa per la Fiat, la 500, l’automobile, i suoi proprietari.

lunedì 3 luglio 2017

HORACIO PAGANI E GINA LOLLOBRIGIDA, UNA SCULTURA PER I 90 ANNI DELLA DIVA

  

(3/7/2017) PAGANI AND LOLLOBRIGIDA, A SCULPTURE FOR 90TH BIRTHDAY. Domani Gina Lollobrigida compie 90 anni. Voi direte: e allora? Cosa c’entra la grande attrice italiana con i motori? Per celebrare l’anniversario entra in scena l’amico Horacio Pagani, il grande costruttore argentino di supercar da sogno, attivo nella Motor Valley emiliana. Va bene, continuerete a chiedere, ma come? Ebbene, la stessa Lollo nazionale ha annunciato in un’intervista che domani a Roma – in  pieno centro tra Piazza di Spagna e Via Condotti - sarà esposta una scultura da lei realizzata – arte nella quale si è specializzata negli anni post cinematografici – proprio insieme al genio automotive amico di Fangio e mago dei materiali compositi. La particolarità sta proprio nei materiali mai utilizzati per dar vita ad una scultura che avrà le forme di una donna che si leva in volo da un’auto da corsa! Allora tutti pronti: domani vedremo questa chicca!

L'ULTIMA VITTORIA DI DIDIER PIRONI


(3/7/2017) LAST WIN OF DIDIER PIRONI. Trentacinque anni fa l'ultima vittoria di Didier Pironi in F1, con la Ferrari. Il Gran Premio d'Olanda 1982, nona prova di campionato, si corse il 3 luglio, di sabato, ad un orario anticipato per evitare concomitanze televisive con i contemporanei mondiali di calcio in Spagna. Nessuno, dopo la tragedia Villeneuve, poteva immaginare che quella vittoria al volante della 126 C2 sarebbe stata l’ultima del pilota francese da lì a un mese anch’egli vittima, fortunatamente non mortale, di un altro terribile incidente a Hockenheim che di fatto gli troncò la carriera.

LA NONA GARA DI QUEL TRAGICO CAMPIONATO - Pironi, in quella drammatica stagione, aveva vinto solo il controverso Gran Premio di San Marino. A Zolder la Ferrari aveva ritirato per lutto la vettura superstite e a Montecarlo il consumo della benzina gli aveva fatto svanire la vittoria. Terzo a Detroit e in Canada involontario protagonista del tamponamento mortale di Paletti, a Zandvoort, gli venne finalmente affiancato il nuovo compagno di squadra Patrick Tambay. Pironi doveva vincere e vinse, nonostante lo strapotere delle Renault di Arnoux e Prost in prova. Scattato bene dalla seconda fila, al fianco di Piquet, il ferrarista dimostrò subito di essere in giornata superando di slancio, in pochi giri, i piloti Renault con Arnoux poi autore di un dritto da paura a 260 Km/h senza serie conseguenze. L’unica apprensione, da quel momento, venne dalla caduta di qualche goccia di pioggia. Didi trionfò davanti a Rosberg (Williams) e Piquet (Brabham) portandosi in classifica generale ad un solo punto dal leader Watson che avrebbe poi superato col secondo posto al successivo GP di Gran Bretagna, consolidandosi in testa con il terzo posto al Paul Ricard, a fine luglio. Quindi arrivò Hockenheim, la rimonta di Rosberg e la vittoria finale del finlandese per soli cinque punti.