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lunedì 21 agosto 2017

ANNIVERSARY / 70 ANNI FA LA MORTE DI ETTORE BUGATTI (SCHUMACHER COMPRO' UNA EB110 SS)

(21/8/2017) 70 YEARS AGO THE DEATH OF ETTORE BUGATTI (SCHUMACHER AND HIS EB110 SS). Oggi ricorre il 70° anniversario della morte di un pioniere dell’industria automobilistica: Ettore Arco Isidoro Bugatti, milanese di nascita ma francese di adozione, emerito fondatore (nel 1909) della fascinosa Casa automobilistica che porta il suo nome e che oggi, dopo varie peripezie, è nell’orbita del Gruppo Vollkswagen. Innovazione, spiccata sportività, lusso, estetica, potenza le innate caratteristiche dei modelli il cui colore “sociale” è il blu. La naturale predisposizione per il design, la meccanica e per l’auto di questo talento – la sua era una famiglia di artisti – è presto sfociata anche nel mondo racing. Per cinque volte consecutive, dal 1925, una Bugatti ha trionfato alla Targa Florio, la Type 35 guidata dal britannico William Grover-Williams ha vinto nel 1929 la prima edizione del Gran Premio di Montecarlo, nel 1937 e nel 1939 le affermazioni alla 24 Ore di Le Mans colte entrambe con Jean Pierre Wimille al volante (coadiuvato rispettivamente da Benoist e Veyron). Poche righe per celebrare un mito. 


Lo spirito sportivo della Casa, fu colto da un giovane Michael Schumacher che nel 1995, già all’apice del successo con la Benetton F1, decise di acquistare una fenomenale Bugatti EB110 SS (Super Sport) da oltre 600 cavalli di colore giallo (dopo qualche tempo la distrusse in una rovinosa uscita di strada…). Era l’epoca del rilancio del marchio da parte dell’imprenditore Romano Artioli che in quel di Campogalliano, vicino Modena, nella Motor Valley italiana, impiantò una futuristica factory dove alimentare grandi ambizioni. Il tentativo ebbe corso dal 1987 al 1995, quando sopraggiunse il fallimento. Come detto, ora tocca al Gruppo Volkswagen.


lunedì 14 agosto 2017

FLASHBACK / GP AUSTRIA 1977. PER ALAN JONES (E LA SHADOW) PRIMA VITTORIA!

(14/8/2017)1977 AUSTRIAN GP. ALAN JONES (AND SHADOW): FIRST VICTORY! Arrivò alla vigilia di Ferragosto, il 14 agosto 1977, 40 anni fa, la prima vittoria di Alan Jones, all’epoca pilota emergente, sebbene avesse già 30 anni, della stirpe australiana. Guidava una Shadow DN 8 e anche per la scuderia dalle radici americane si trattò della prima (e unica) vittoria della sua storia. Jones, quella domenica, non era certo tra i favoriti – aveva raccolto solo un sesto e un quinto posto a Monaco e in Spagna – ed inoltre partì addirittura dalla settima fila col 14° tempo (ricordo che trovò posto in scuderia a stagione iniziata, a seguito della morte di Tom Pryce e del defenestramento di Zorzi. IN Austra suo compagno era Merzario, in attesa di Patrese). Ma come capitava spesso all’Osterreichring (vedi Gran Premio del 1975 con la vittoria rocambolesca di Vittorione Brambilla) un improvviso quanto abbondante scroscio d’acqua poco prima dello start cambiò radicalmente la situazione.

LA GARA – In prima fila partiva l’idolo di casa, il ferrarista (ancora per poco) Niki Lauda affiancato dall’eterno rivale James Hunt. La pista bagnata, ma destinata ad asciugarsi, pose il dilemma: pneumatici slick o da bagnato? Insomma, la gara fu una vera roulette russa con sbandate e uscite di pista. Andretti, su Lotus, fu lesto a portarsi in testa ma ruppe il motore. Hunt rilevò la leadership ma anch’egli fu tradito dal propulsore. Intanto Jones fu autore di una rimonta spettacolare grazie alla sua caratteristica guida aggressiva e decisa: al sedicesimo giro era già secondo. E Lauda? L’austriaco, sulla pista viscida – stesse condizioni del Nurburgring un anno prima – impostò una corsa di conserva, senza prendere rischi, che lo ricacciò nelle retrovìe ma venne fuori alla distanza e, anche grazie al  ritiro di Nilsson, si assicurò un tranquillo secondo posto che gli valse punti pressoché decisivi per la conquista del titolo mondiale. Alan Jones, dal canto suo, vinse con quasi 20” di vantaggio (terzo Stuck su Brabham-Alfa) e ruppe il ghiaccio. L’anno dopo era alla guida della Williams, tre anni dopo sarebbe diventato campione del mondo!

giovedì 10 agosto 2017

FLASHBACK / GP UNGHERIA 1997. L'IMPRESA DI DAMON HILL E DELLA ARROWS

(10/8/2017)HUNGARIAN GP AUGUST 10, 1997: DAMON HILL AND ARROWS ON THE PODIUMCampionato F1 1997, 10 agosto: nella acerrima lotta tra Schumacher (Ferrari) e Villeneuve (Williams) nel Gran Premio di Ungheria spuntò a sorpresa Damon Hill che colse un inaspettato, strepitoso secondo posto con la Arrows-Yamaha! Un po’ come Mansell a fine 1992, anche il figlio del grande Graham non aveva conservato il posto alla Williams dopo la conquista del titolo 1996. Abbracciò allora il progetto Arrows / Tom Walkinshaw che proponeva il motore giapponese Yamaha OX11/C, pneumatici Bridgestone – che fecero così il loro ingresso nel Circus destinato a rivoluzionare le gerarchie -  direzione tecnica affidata a Frank Dernie ma portata avanti da John Barnard e una serie di munifici sponsor (tra cui la Parmalat grazie al compagno di squadra Pedro Diniz).

Per la verità, i risultati non furono travolgenti (Hill si classificò sesto solo nel GP di casa a Silverstone), ma in Ungheria, complici anche le altissime temperature dell’asfalto, fu raggiunto il massimo. Damon Hill, quella domenica, poteva vincere: partito col terzo tempo dietro il solito duo Schumi – Villeneuve, dopo pochi giri fu in grado di attaccare e superare  il ferrarista, già in crisi con le gomme, e di involarsi, indisturbato e imperiosamente verso la vittoria. Purtroppo per lui la beffa: a un giro dalla bandiera a scacchi un problema tecnico lo costrinse a rallentare vistosamente consentendo a Villeneuve di rifarsi sotto e di prodursi in un sorpasso decisivo con parte della monoposto sull’erba. Finì dunque secondo davanti a Herbert su Sauber e, comunque, protagonista una grande impresa che resterà negli annali.

venerdì 4 agosto 2017

FANGIO DA LEGGENDA NEL 1957 AL NURBURGRING


(4/8/2017) Una gara epica, il quinto mondiale di Fangio, l’addio Maserati. Il Gran Premio di Germania del 1957, che si corse giusto 60 anni fa al Nurburgring, resta una pietra miliare della F1. La strepitosa vittoria di Fangio, sull’altrettanto strepitosa Maserati 250F,  consentì  all’argentino di conquistare matematicamente il campionato e di conseguire vette mai raggiunte prime: il quinto titolo, l’entrata di diritto nella leggenda. La lotta, all’epoca, era con la Ferrari che aveva lasciato l’anno prima al culmine di un rapporto mai idilliaco con il Drake. In più, Fangio aveva ormai deciso di ritirarsi a 46 anni suonati e intimamente turbato dalla scomparsa di tanti colleghi, ultimi dei quali Castellotti e De Portago. Quel 4 agosto 1957, sul circuito più difficile e pericoloso, diede l’ultima prova della sua immensa classe. Insidiato dalle Ferrari di Hawthorn e Collins, optò per una strategia con una sosta ai box. Il pit-stop andò ben oltre il già lungo cronometraggio dell’epoca e, al rientro in pista, lamentava quasi 50 secondi di svantaggio da Collins. Ebbene, con una impressionante condotta di gara costantemente veloce – battè il record sul giro 9 volte, 7 volte consecutivamente – non solo raggiunse e superò  l’americano del Cavallino ma con estrema audacia rimise dietro anche Hawthorn. Un apoteosi, ma in quella occasione Fangio snaturò il suo stile di guida estremamente redditizio, metodico e pulito. Alla fine, infatti, disse: “Ho guidato come non mai in tutta la mia vita, non credo di essere in grado di ripetere quello che ho fatto oggi”. Come detto, fu l’ultima vittoria ufficiale della mitica Maserati, in F1 fin dal 1950, in seguito in pista solo in forma privata.

martedì 1 agosto 2017

KUBICA ANNO ZERO, IL RITORNO

(1/8/2017)ROBERT KUBICA YEAR ZERO. L’emozione è forte. Ancora poche ore e domani Robert Kubica tornerà in pista per la prima volta al volante di una F1 moderna, quella turbo – ibrida. Atteso come una rock-star. Lo farà all’Hungaroring a bordo della Renault RS17 e avrà un casco Bell con i colori sfoggiati all’inizio della sua avventura in F1, con la banda rossa. I suoi tempi saranno comparati a quelli degli altri piloti impegnati nei test che precedono la pausa estiva. Da questo dipenderà il suo possibile rientro a tempo pieno in F1, da pilota titolare, sette anni dopo il pauroso incidente al Rally Ronde di Andora del 6 febbraio 2011 che ne ha minato la carriera. A quel punto contava/vantava 77 GP disputati, una vittoria, una pole, 12 podi e un’opzione (?) con la Ferrari.
Robert ha 32 anni. La forzata assenza (e qualche capello in meno) forse lo fanno immaginare più avanti con l’età ma aveva solo 10 anni quando Senna ebbe l’incidente e 20 quando Schumacher vinse il suo ultimo mondiale con la Ferrari. In Polonia e nell’Est Europa era e resta popolarissimo. Da quelle parti, sui kart, vinse tutto. In Italia è di casa (e infatti parla benissimo la lingua): lì proseguì il suo percorso che lo portò ben presto sulle monoposto (F. Rnault 2000). Io lo vidi dominare la gara internazionale di F3 che si tenne, eccezionalmente, sul circuito cittadino di Cagliari nel 2003: un martello. Non è un caso che Kubica abbia avuto questa chance dalla Renault: ha corso in F. Renault, vinto il titolo della World Series 3.5 by Renault e l’ultimo anno di F1, il 2010, era appunto in Renault. Ciryl Abiteboul ha semplicemente riannodato la corda. Certo, a farlo debuttare nella massima formula nel corso della stagione 2006 fu la BMW che lo mise al volante al posto di uno spento Jacques Villeneuve.
Come detto, domani il test sarà probante ma forse Kubica ha già superato l’ostacolo peggiore: il blocco psicologico. Non si sentiva più un pilota completo, in grado di dominare una monoposto di F1, di sfidare senza alcun complesso il cronometro e gli aversari. Quante volte, conscio della gravità della ferita fisica, in questi lunghi anni aveva lasciato scivolare l’argomento, la possibilità, ogni speranza. Non aveva accettato l’incidente, né l’esperienza nel Mondiale Rally lo aveva risollevato più di tanto. Poi il tempo, la stima perdurante di tanti addetti al lavoro e l’insopprimibile passione hanno gradualmente avuto la meglio. E’ qualcosa che nasce da dentro e che niente  e nessuno gli può togliere. Per questo ritorna. Per essere se stesso. Robert, vai e fai quello che sai fare. Punto.